L’eruzione dell’Etna vista dallo spazio

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Attraverso le immagini fornite dai  satelliti del sistema Copernicus Sentinel2A, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha seguito la recente eruzione dell’Etna grazie ad un sistema che stima, attraverso sensori ottici a infrarossi, la presenza di aree ad alta temperatura (hot spot) nelle regioni vulcaniche. Il sistema INGV, attualmente in fase di test operativo su un selezionato numero di vulcani attivi, ha permesso per la prima volta di poter seguire la recente eruzione dell’Etna, utilizzando immagini alla risoluzione spaziale di 20 metri.
La missione Sentinel-2A, lanciata nel giugno del 2015, ha trasmesso immagini ottiche multi spettrali, grazie alle 13 bande ad alta risoluzione spaziale che monitorano i cambiamenti del suolo e della vegetazione. Sentinel-2A con il suo satellite gemello, Sentinel-2B, in orbita dal 7 Marzo, assicurano, infatti, un passaggio sulla medesima zona  ogni 2-3 giorni alle medie latitudini. I dati sono distribuiti gratuitamente a tutti gli utenti.
“Lo studio mostra, ancora una volta, come il telerilevamento spaziale sia un supporto importante alle attività di monitoraggio e sorveglianza vulcanica. Non solo fornisce una visione sinottica in sicurezza rispetto ai rilievi in loco, ma anche un valido strumento per il monitoraggio di vulcani in aree remote, non facilmente accessibili. Il tutto grazie alla nuova data policy delle Agenzie Spaziali orientata alla distribuzione gratuita dei dati satellitari a Enti Istituzionali”, conclude Silvestri.