Mafia dei Nebrodi, il controllo del territorio tra parentele ed appartenenze

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C’è l’ascesa silenziosa di una mafia antica e rurale tra le pagine del provvedimento di sequestro dei beni riconducibili a Giuseppe Pruiti, ritenuto dagli investigatori uomo di fiducia di Turi Catania, a suo volta boss del gruppo degli Ercolano-Santapaola.
E poi stretti legami di parentela, connessioni forti ed inscindibili tra i reggenti locali ed i capi dei clan più potenti. Dinamiche che hanno garantito la gestione di terreni agricoli e allevamenti, finalizzata all’acquisizione dei fondi europei per l’agricoltura.
Il nome di Giuseppe Pruiti, destinatario dell’attuale provvedimento di sequestro e ritenuto leader della cosca di Cesarò, da tempo ormai circola nelle informative delle forze di polizia e di Giovanni Pruiti, cui il fratello avrebbe ceduto la conduzione degli affari dopo l’arresto del 2004. Lo spessore di Giuseppe Pruiti emerse già all’epoca dell’operazione “Nitor” con cui fu fatta luce proprio sui collegamenti tra la malavita nebroidea e quella catanese. Lo stesso Pruiti fu quindi raggiunto, nel Gennaio 2007, da condanna all’ergastolo per l’omicidio di Bruno Sanfilippo Pulici.
L’operazione “Nebrodi” del mese scorso, coordinata dalla Dda di Catania e condotta dai Carabinieri di Santo Stefano e del Ros, nella quale, tra gli altri, furono arrestati gli stessi Turi Catania e Giovanni Pruiti, ha ribadito e confermato la presenza delle cosche sulla gestione dei terreni dei Nebrodi, rivelando la determinazione del gruppo criminale di Cesarò nell’imporre la propria supremazia sui proprietari privati.
Aspetti dei quali si era occupata nei mesi scorsi anche la trasmissione le Iene che proprio nella macelleria dei Pruiti, a Cesarò aveva intervistato il fratello di Giuseppe Pruiti e la moglie, che adesso gestisce l’attività ed alla quale, secondo la Dia sarebbero intestati i beni. Risalgono, al 2004 i primi fondi ricevuti, per un valore complessivo di poco meno di 30mila euro. Di cui circa cinquemila percepiti direttamente da Pruiti, che aveva inoltrato la richiesta nel 2003, e circa 23mila diretti alla moglie Angioletta Triscari Giacucco. I soldi per esponenti vicini alle cosche sono state stoppate con il protocollo di legalità promosso dal presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Tuttavia, secondo gli inquirenti, anche 13 anni fa Pruiti non avrebbe dovuto avere la possibilità di accedere a fondi pubblici. Infatti, in base alle norme antimafia «le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento definitivo una misura di prevenzione non possono ottenere concessioni di beni demaniali». Divieto vigente per cinque anni anche per «chiunque conviva con la persona sottoposta alla misura di prevenzione».