Altro colpo a Genovese, dopo la condanna a 11 anni sequestrati beni per un milione

861

Altro duro colpo nei confronti del deputato di Forza Italia, Francantonio Genovese. Il giorno dopo la condanna a 11 anni per lo scandalo dei corsi di formazione (leggi qui la notizia) i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Messina hanno dato esecuzione nei giorni scorsi ad un provvedimento di sequestro per oltre un milione di euro emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, Monica Marino, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Antonio Carchietti, nell’ambito di un procedimento penale a carico di Francantonio Genovese per evasione fiscale ed emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini hanno avuto avvio da una complessa attività di verifica fiscale, per gli anni dal 2008 al 2014, nei confronti del politico, che ha consentito d’individuare un complesso sistema evasivo grazie al quale sarebbe stata occultata una base imponibile di circa sei milioni di euro. Ciò mediante sia un costante ricorso all’emissione e all’utilizzo di fatture false tra varie società collegate a Genovese, che attraverso la mancata dichiarazione dei proventi derivanti dalle ingenti disponibilità detenute su conti bancari accesi in Svizzera, i quali erano stati a suo tempo segnalati dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano all’Agenzia delle Entrate. In particolare, per quanto riguarda l’emissione di fatture per operazioni fittizie pari ad oltre tre milioni di euro, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno, a seguito di approfonditi accertamenti, acquisito una serie di gravi indizi dai quali risulterebbe che il professionista non avrebbe svolto nessuna delle attività di consulenza fatturate a due importanti compagnie di navigazione dello Stretto, nelle quali il Genovese deteneva rilevanti partecipazioni azionarie. Tali prestazioni sarebbero state, di fatto, effettuate da altri studi professionali.
Il ciclo di fatturazioni false si sarebbe chiuso con Genovese che, a sua volta, avrebbe ridotto il proprio reddito da portare in dichiarazione utilizzando altre fatture non veritiere per prestazioni di servizi, soprattutto per attività di disbrigo pratiche d’ufficio e gestione contabile, emesse a loro volta dalla Caleservice s.r.l. di Messina, società di cui deteneva il 99% delle quote sociali. Quest’ultima società, inoltre, presentava bilanci costantemente in perdita e, pertanto, non si trovava mai in una posizione debitoria nei confronti del Fisco. Le perdite erano dovute sia al pagamento di cospicui interessi su mutui accesi per l’acquisto di immobili, che pur risultando formalmente intestati alla società medesima, erano di fatto riconducibili al patrimonio immobiliare di Genovese, che al sostenimento di altri costi. Un altro filone delle indagini ha riguardato la mancata inclusione nelle dichiarazioni dei redditi del professionista degli interessi maturati sulle cospicue somme detenute in Svizzera.