L’Asp e la bufera sui veterinari. Dubbi ed esposti in Procura.

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L’inchiesta “Gamma Interferon” su macellazione clandestina, animali infetti e omissione dei controlli sui Nebrodi si è abbattuta pesantemente, come è noto, sul dipartimento veterinario del distretto di Sant’Agata Militello, di cui alcuni medici sono agli arresti domiciliari mentre altri sono stati sospesi. Mentre si attendono gli sviluppi dopo gli interrogatori di garanzia, con le attese pronunce del Riesame, nel contesto della vicenda in molti si chiedono se esista, ed a quale livello, una responsabilità diretta o indiretta della stessa Asp 5 di Messina. Dubbi espressi dalla Uil che in una nota a firma dei rappresentanti Pippo Calapai, Massimo Venza e Mario Macrì, ha denunciato una “irragionevole condotta degli uffici dell’assessorato regionale alla Salute e dell’Asp. Piuttosto che potenziare l’area della specialistica veterinaria – sostiene la Uil –  si è assistito alla continua proposizione di progetti obiettivo che prevedevano un pagamento “a prestazione”, in sostituzione della ordinaria attività. Ciò avrebbe determinato condizioni lavorative inidonee a consentire un corretto svolgimento dei controlli necessari per mantenere le qualifiche sanitarie delle aziende zootecniche. La gestione della sanità pubblica veterinaria – prosegue il sindacato –  è stata improntata esclusivamente a consentire un fittizio raggiungimento di indici numerici di controllo, idonei solo a conseguire gli obiettivi dei direttori generali e degli uffici dell’assessorato, a discapito dei criteri di qualità”. La stessa Uil ha pesantemente attaccato la direzione sanitaria anche in seguito alle azioni disciplinari avviate a seguito delle contestazioni sulle irregolarità nello smaltimento dei rifiuti speciali, al dipartimento veterinario santagatese. Quattro i verbali, da 36 mila euro ciascuno, notificati ad Ottobre al direttore generale Gaetano Sirna, al direttore sanitario Domenico Sindoni, al capo del servizio veterinario Carmelo Calabrò ed al referente locale Antonino Ravì Pinto. Gravi le violazioni denunciate dalla Uil alla Procura della Repubblica di Messina, alla Corte dei Conti e ad altre autorità sul diritto di difesa negato ai veterinari stessi. Nell’esposto del sindacato vengono quindi sottolineate le omissioni nella vigilanza in carico al direttore del servizio sanità animale di Messina nei confronti del quale, scrive la Uil, inspiegabilmente, non è stato ritenuto di avviare alcun procedimento disciplinare.