Home Attualità Ingiunzioni fiscali illegittime? L'Ato Me 1 non ci sta e replica

Ingiunzioni fiscali illegittime? L’Ato Me 1 non ci sta e replica

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Il collegio dei liquidatori dell’Ato Messina 1 rifiuti non ci sta e passa al contrattacco, a seguito di un nostro servizio della scorsa settimana, nel quale si dava notizia dell’accoglimento del giudice civile del ricorso contro  una ingiunzione fiscale da 16 mila euro nei confronti di un’azienda alberghiera di Capo d’Orlando. Alla base della decisione del giudice, lo ricordiamo, la carenza di legittimazione dell’Ato, in quanto ente non pubblico, ad emettere ingiunzioni fiscali. Nella loro replica,i liquidatori della società d’ambito ribadiscono invece la legittimità delle ingiunzioni di pagamento per le fatture Tia.  “L’Ato è considerato dal punto di vista della riscossione Ente Pubblico e pertanto legittimato ad emettere ingiunzioni di pagamento – si legge nel comunicato – . Tali ingiunzioni sono recapitate agli utenti morosi a seguito dell’avvenuta  notifica, negli anni precedenti, a mezzo raccomandata , delle relative fatture che, avendo valenza di atti interruttivi, hanno impedito la prescrizione dei crediti TIA”. Nel caso specifico del giudizio promosso dall’imprenditore orlandino, considerata la contumacia della società d’ambito, dichiarata dal giudice solitamente dopo la verifica della notifica,  i liquidatori dell’Ato sostengono di non aver avuto possibilità di costituirsi a causa della mancata conoscenza della citazione di controparte,. “Un’opportuna difesa – prosegue la nota –  avrebbe permesso all’Ato di dimostrare il legittimo esercizio dell’attività di riscossione in qualità di Ente Pubblico, unico motivo della sentenza di annullamento,   considerato che in tal senso si è ormai uniformata la costante giurisprudenza a seguito delle pronunce di vari Tribunali, del TAR, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale. La pubblicità data alla sentenza – concludono i liquidatori –  non solo ha consentito la presa d’atto e la valutazione degli atti di causa per il compimento dei rituali atti consequenziali, ma permetterà all’Ato di attivare gli strumenti consentiti dalle norme per recuperare la tariffa vantata nei confronti dell’utente”. Nel frattempo, proprio in questi giorni, il giudice di pace di Patti, Mariano Munafò, ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in merito ad un analogo ricorso assegnando il termine di 90 giorni per la riassunzione del giudizio di fronte alla commissione tributaria provinciale. Un orientamento che pare essersi ormai consolidato.

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