Legambiente: “se il maneggio di Piraino è a rischio, allora lo sono anche i fabbricati vicini”

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“Se il maneggio ricade in un’area soggetta a rischio idrogeologico è un fatto che doveva essere noto alle Autorità di controllo fin da quando è iniziata la costruzione dei fabbricati:eppure nessuna di loro è intervenuta per bloccare i lavori od imporre la demolizione ripristinando la legalità ed evitando rischi idrogeologici.”
E’ il commento di Legambiente che prende posizione, con una nota, sul provvedimento del tribunale di Messina che ha disposto la chiusura di un maneeggio di Piraino gestito da una associazione in un bene confiscato alla mafia.
Così, dopo la protesta di ieri organizzata dai genitori dei bambini che utilizzano la struttura e dell’associazione “Io amo l’equitazione”, anche l’associazione stigmatizza il controsenso di un provvedimento disposto dopo una perizia che segnala rischi idrogeologici per il luogo in cui sorge il maneggio.
“Fin tanto che la struttura è rimasta nella disponibilità di un presunto mafioso è stata utilizzata per scopi commerciali senza che alcuna obiezione – afferma Enzo Bontempo, rappresentante di Legambiente Nebrodi – mentre il problema è sorto dopo il sequestro, l’area ed i manufatti che vi insistono è stata assegnata ad una associazione che la utilizza a scopo sociale (maneggio per bambini, custodia di cavalli sequestrati perché dopati o maltrattati)”.
“L’uso sociale dei beni confiscati o sequestrati è generalmente visto come fumo negli occhi dalle mafie o da chi vuole mantenere il controllo della proprietà e, al contempo, mandare segnali di potenza – aggiunge Bontempo ed è indubbio che l’allontanamento dell’Associazione dal maneggio può essere oggi letta come una vittoria di chi osteggia l’uso sociale dei beni sottratti alla mafia, indipendentemente dalle ragioni che l’hanno determinato. Altrettanto certo è il fatto che la chiusura del maneggio delude i gestori che hanno creduto nel progetto e le tante famiglie che vi hanno visto un’opportunità sportiva/educativa per i loro figli”.
“Riguardo al rischio idrogeologico oggi tardivamente accertato- conclude Legambiente- pensiamo che se è talmente grave da determinare la chiusura del maneggio non potrà che essere seguito dall’immediata demolizione di tutte le strutture costruite in violazione dei vincoli esistenti. Se così non dovesse essere significherebbe che la Legalità è stata utilizzata come

strumento di ingiustizia”.