Antoci: “Giù le mani dalla mia famiglia”. La solidarietà di Crocetta

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Il mondo politico si mobilita dopo l’accostamento della famiglia di Giuseppe Antoci,  presidente del Parco dei Nebrodi, ad esponenti della mafia di Mistretta.
E’ giunta a strettissimo giro di posta la smentita da parte di Antoci che la moglie  nipote di Maria Rampulla, sorella di Pietro, l’artificiere della strage di Capaci. “Sapevo che la minaccia non sarebbe arrivata solo dalla mafia – ha replicato il Presidente del Parco. Aver fatto saltare interessi ed equilibri economici e politici fa impazzire di rabbia tanti personaggi. Il “mascariamento” è partito subito, come è avvenuto a tanti altri prima e più autorevoli di me. Sono rimasto in silenzio, ho tollerato, ho sopportato con la forza di chi è a posto con la propria coscienza e soprattutto per il fatto che gli attacchi erano diretti solo al sottoscritto e solo da pochissimi individui. Oggi si raggiunge l’apice. Il “mascariamento” e la macchina del fango si vogliono utilizzare addirittura contro mia moglie, come se non bastasse quello che sta già passando insieme a me e alle mie figlie. Assurdo ma è così, ma, ancora una volta, un buco nell’acqua….. Con una bugia messa in rete ad arte e con cattiveria.
Chiarisco subito – prosegue Antoci – mia moglie non ha nessuna parentela, neanche alla lontana, con la famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta. Nessun legame. Zero e ancora Zero! Tutto pura invenzione sfruttando l’omonima del cognome. A questo punto Denuncio e ancora Denuncio! Dovranno rispondere e pagare per questa squallida infamia. La mafia mi voleva togliere la vita, adesso mi si vuole sporcare l’anima e la dignità. Reagirò e combatterò con tutte le mie forze anche contro questo sporco e lurido tentativo. Vogliono fermarmi, ma statene certi! Non mi fermerò, andrò avanti e fino in fondo”.
Il Presidente della Regione Rosario Crocetta ha subito espresso vicinanza ad Antoci: “Non sono riusciti ad ucciderlo con l’attentato e, adesso, non so con quanta consapevolezza, c’è chi lo vuole demolire sul piano morale. E’ un’azione, questa, avviata sin dai primi
giorni dopo l’attentato, quando qualcuno sosteneva che i colpi erano stati
tirati in basso, come se nel cuore della notte, al buio, si potevano centrare
perfettamente gli obiettivi, come se coloro che sparano non sanno molto bene
che quando si è oggetto di un attentato la prima cosa fa la persona, è buttarsi
al di sotto del sedile della macchina, come se qualcuno non si fosse studiato
neppure la dinamica dell’attentato che era basata sul fatto di fermare la
macchina, sparare all’altezza delle ruote per impedire che l’auto si potesse
muovere e successivamente incendiarla. Ma questi sono dettagli tecnici che non
ci interessano, fanno parte del lavoro degli investigatori.
Quello che colpisce – afferma ancora Crocetta – è che alcuni signori non sentano il bisogno di attaccare i mafiosi, che ammazzano, estorcono. No, il bisogno principale è colpire
l’antimafia. Anche quando, come nel caso di Antoci, non è l’antimafia delle
chiacchiere ma quella concreta degli atti amministrativi. Se qualcuno ha da
dire qualcosa e vuole criticare Antoci, trovi atti nelle vicende del Parco dei
Nebrodi che non siano in linea con questa scelta chiara di combattere la mafia.
Alcuni si devono solo vergognare e chiedere scusa non solo ad Antoci, ma a
tutti i siciliani onesti.
Antoci ha querelato i diffamatori – conclude il governatore – e io sono convinto che anche in questo caso ci sarà giustizia, quella giustizia che io ho avuto 4 anni dopo nei confronti
di un giornale che mi aveva “mascariato”. Solo che le sentenze arrivano dopo,
nel frattempo oltre al dolore di Antoci, dei suoi familiari per la crudeltà
dell’attentato, si aggiunge la grande sofferenza generata dall’azione
diffamatrice. Coraggio Giuseppe, i siciliani onesti sono con te”.