Agro-mafia sui Nebrodi, il Tar conferma l’interdittiva

1361

Fa un ulteriore passo in avanti la lotta  all’agro mafia sui Nebrodi. E lo fa con la conferma, da parte del Tar di Catania, dei provvedimenti di interdittività e la revoca dei terreni alle aziende contigue ai clan malavitosi, disposti a seguito del protocollo di legalità sottoscritto nel 2014 dal presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci e dal prefetto di Messina, Stefano Trotta.  L’obiettivo è quello di sottrarre terreni del parco nelle province di Enna, Catania e Messina, al controllo di aziende in odore di mafia che non potrebbero più accedere ai fondi della programmazione europea. In virtù del protocollo sottoscritto due anni fa e oggi esteso a tutto il territorio siciliano il tesoro da oltre 3 miliardi di euro di contributi per l’agricoltura è stato messo al riparo dall’aggressione della mafia. La prefettura di Messina che coordina una task force di concerto con gli uffici del governo di competenza territoriale, sulla base del protocollo d’intesa, aveva tagliato fuori dai fondi europei alcune aziende in virtù di sospetti di contiguità tra i titolari delle stesse imprese ed esponenti mafiosi. Nel mirino non solo le nuove concessioni, ma anche già contratte e di durata pluriennale. Decine di pratiche, dunque, passate al setaccio. Circa l’ottanta per cento delle quali gestite da aziende con infiltrazioni mafiose. I legali delle aziende hanno presentato ricorso, ma i giudici amministrativi non hanno concesso la sospensiva richiesta, rimandando tutto all’udienza di merito. Per Antoci “ai apre un nuovo capitolo per il ripristino della legalità nel settore agricolo. La conferma del nostro operato ci permette di continuare con più forza nel nostro impegno per ripristinare la legalità e ridare i terreni ai giovani siciliani onesti affinché i contributi europei possano diventare occasione di sviluppo e di crescita e non occasione di finanziamento per la criminalità”. In merito alle procedure di assegnazione dei terreni, anche la Calabria si sta organizzando prevedendo gli stessi criteri adottati dal protocollo di intesa fra il Parco dei Nebrodi e la Prefettura di Messina.