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Rifiuti, la Sicilia al collasso. Chiesto lo stato d’emergenza. Si rischia la crisi igienico-sanitaria

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La regione siciliana al collasso nello smaltimento dei rifiuti chiede al governo nazionale la dichiarazione dello stato d’emergenza. La richiesta in una lettera firmata dal presidente della Regione Rosario Crocetta e dall’assessore regionale Vania Contrafatto e trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Ambiente ed al Dipartimento della Protezione Civile. Una situazione ormai pronta ad esplodere, come in molti da tempo denunciano senza però che le istituzioni regionali abbiano mai fatto nulla di concreto. Gl’innumerevoli provvedimenti d’urgenza firmati da Crocetta negli ultimi anni per consentire il sovraccarico delle discariche rimaste operative, hanno posto gli impianti ad un passo dal baratro. La richiesta della dichiarazione dello stato d’emergenza è accompagnata da una dettagliata relazione del capo dipartimento regionale dei rifiuti, Domenico Armenio. La certificazione del dramma che potrebbe sfociare in una vera e propria crisi igienico sanitaria. Armenio ricorda che gli impianti di smaltimento esistenti in funzione sono soltanto otto, Bellolampo, Castellana Sicula, Trapani, Siculiana, Gela, Ragusa, Catania, Motta Sant’Anastasia.  Insieme debbono far fronte ad una produzione di rifiuti di circa 6.200 tonnellate al giorno mentre, in regime ordinario, la capacità degli impianti è di appena 4.500 tonnellate al giorno. Alcune di queste discariche, secondo la relazione, potrebbero essere irrimediabilmente chiuse. Lentini e Belloampo le sorvegliate speciali a grosso rischio. “La chiusura di un solo impianto presente nel territorio regionale – avverte Armenio –  determinerebbe immediatamente una crisi complessiva del sistema di gestione dello smaltimento dei rifiuti”. La relazione affronta anche il tema della raccolta differenziata, a a livelli minimi: “Tale situazione oltre a rappresentare un problema per l’ambiente rappresenterà quasi certamente un problema di carattere economico finanziario perché ciò potrebbe costituire presupposto per l’apertura di specifiche procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea”.

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