Operazione Rinascita, una condanna per falsa testimonianza

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Una condanna, una prescrizione e due assoluzioni. E’ la sentenza disposta ieri dal tribunale di Patti, per una vicenda giudiziaria scaturita dalle deposizioni nel processo dell’operazione “Rinascita”. Concluso quel processo Aliano Francesco + 21, per alcuni testi fu disposta la trasmissione degli atti al pm e di li si arrivò ad un nuovo processo. I reati contestati a vario titolo sono falsa testimonianza e favoreggiamento, con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa, commessi a Patti e Capo d’Orlando tra il 10 gennaio 2008 ed il 22 febbraio 2010. Nello specifico negarono di aver mai subito richieste estorsive in occasione di lavori eseguiti dalla Anco di Mussomeli a Sinagra. Il Pm, Alessandro Lia, aveva richiesto due anni di reclusione per tutti gli imputati. Il collegio giudicante, presidente Finocchiaro, a latere Vona e Sergi, ha condannato Antonino Marino, 39 anni, di Brolo, ad un anno 6 mesi di reclusione, pena sospesa. I giudici non hanno riconosciuto a suo carico l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa. Lo stesso per Vincenzo Antinoro, 58 anni, di Mussomeli, che ha ottenuto la prescrizione. Assolti, perché il fatto non sussiste, Giuseppe Antinoro, 53 anni, di Mussomeli e Calogero Cassarà Scurria, 65 anni, di Castell’Umberto. I due Antinoro sono stati difesi dall’avvocato, Carlo Autru Riolo, Cassarà Scurria dagli avvocati, Pinuccio Calabrò e Nunziatina Armeli e infine Marino dagli avvocati, Carmelo Occhiuto e Maria Americanelli. Per quest’ultimo, a cui è stata comunque non è stata riconosciuta l’aggravante dell’agevolazione dell’associazione mafiosa, i suoi legali hanno fatto sapere che è comunque estraneo ai fatti contestati e lo dimostrerà nel processo di appello