Tecnis, Cogip ed Artemis e gli affari della mafia nel messinese

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Opere pubbliche, la gran parte in Sicilia orientale, e una serie di aziende che però fanno tutte riferimento alla Tecnics Spa, colosso delle costruzioni.
E sullo sfondo gli affari delle cosche svelati dai pentiti, anche in provincia di Messina, dove i lavori delle aziende collegate passano attraverso il controllo mafioso.
C’è questo nelle carte che hanno portato al sequestro di beni da un miliardo e mezzo di euro eseguito dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Catania e la nomina di un amministratore giudiziario per risanare e reimmettere nel mercato l’azienda, in modo che possa operare nel rispetto delle regole ed al riparo da infiltrazioni mafiose.
I sigilli sono stati messi al capitale e alle azioni della Tecnis SpA che ha sede a Tremestieri Etneo e che ha un sociale interamente versato di 32 milioni di euro e le azioni suddivise in egual misura tra le società Cogip Holding srl e l’Artemis SpA.
La società, che opera nel settore delle grandi opere (realizzazione di strade e autostrade, ferrovie e infrastrutture marittime), è presente sia sul mercato nazionale che estero e ha un organico medio di 305 dipendenti. Inoltre conta su partecipazioni in imprese controllate italiane tra cui Risanamento San Berillo Srl, Porto Turistico Marina di Ragusa SpA e Marina di Naxos Srl ed è partecipe in circa 60 associazioni temporanee di impresa aggiudicatarie di appalti pubblici.
Il provvedimento – spiegano i carabinieri – trae fondamento da più attività investigative, corroborate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia e da quelle degli stessi imprenditori e delle risultanze di alcune inchieste.
Carmelo Bisognano, boss barcellonese ora pentito, in relazione ai lavori relativi all’autostrada Messina/Palermo, ha riferito di aver appreso da Giuseppe Ranno, dipendente dei Costanzo, che l’interlocutore mafioso dell’impresa era il clan di Picanello – Santapaola. Infatti – si legge nel provvedimento – in ordine ai lavori della Galleria Sciannina, la cosca dei Mazzarroti avrebbe dovuto ricevere le somme spettanti a titolo estorsivo da quella Santapaola.
Alfio Giuseppe Castro, imprenditore ed esponente dei clan catanesi che operava a stretto contatto con le cosche tirreniche, ha invece riferito di aver lavorato in più occasioni per conto della Tecnis SpA e di avere appreso che l’impresa era “messa a posto”  con il gruppo di Picanello il cui esponente Rosario Tripoto curava gli interessi dell’impresa.