“Patti&Affari”, il no della Cassazione alla Procura sulla contestazione associativa

843

Anche la Cassazione ha detto no alla contestazione del reato associativo nei confronti delle persone coinvolte lo scorso Agosto nell’inchiesta “Patti&Affari” sull’affidamento degli appalti per i servizi sociali nel distretto socio sanitario D30. Respinto il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Patti che aveva impugnato di fronte la Suprema Corte, l’ordinanza con la quale i giudici del tribunale del Riesame di Messina, in autunno, avevano derubricato le ipotesi accusatorie riguardo al reato associativo ed alla frode in pubbliche forniture, annullando via via l’ordinanza cautelare a carico dei quattro finiti agli arresti domiciliari, Michele Cappadona, Giuseppe Pizzo, Giuseppe Busacca e Salvatore Colonna, e le misure restrittive disposte nei confronti degli altri indagati. In attesa di conoscere le motivazioni, la sentenza della Cassazione potrebbe dunque rappresentare un altro duro colpo per l’impianto complessivo dell’inchiesta che fece emergere una fitta rete di accordi attraverso i quali, secondo l’accusa, venivano condizionato il sistema di affidamento dei servizi sociali nel distretto pattese. A fine dello scorso anno, lo ricordiamo, era già stato rigettato l’appello della Procura di Patti che chiedeva l’applicazione delle misure cautelari anche nei confronti del sindaco di Patti, Mauro Aquino, dell’assessore ai Servizi Sociali, Nicola Molica, del sindaco di Librizzi Renato Cilona. Richiesta già respinta dal Gip. Con le sue ordinanze, va detto, il Riesame ha profondamente mitigato l’azione della Procura sul piano delle misure cautelari. L’inchiesta rimane comunque ancorata al consistente quadro indiziario raccolto dagli investigatori, in particolare, la grosse mole di intercettazioni telefoniche ed ambientali e riscontri documentali attraverso cui sono stati svelati i retroscena di numerosi bandi per l’affidamento dei servizi sociali.