Operazione “Eolo”, nove condanne a Raccuja

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Nove condanne ma un quadro ampiamente ridimensionato a causa della derubricazione dell’accusa principale da concussione in concorso in concussione per induzione.
Si è chiuso così il processo di primo grado scaturito dall’operazione “Eolo” che nell’ottobre del 2010 portò all’arresto dell’allora sindaco Cono Salpietro Damiano.
Una inchiesta, portata a termine dalla Polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e dai Carabinieri della Compagnia di Patti, che toccò il cuore di un settore considerato a rischio come quello dei parchi eolici in Sicilia. Così, ieri pomeriggio, dopo poche ore di camera di consiglio, il Tribunale di Patti (presidente, Maria Pina Lazzara, a latere Vona e Mandanici), ha pronunciato la sentenza di condanna per a 4 anni per l’ex sindaco Salpietro Damiano (8 anni la richiesta del pm Rosanna Casabona nella penultima udienza), il fratello, Carmelo Salpietro Damiano, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi (6 anni la richiesta del pm), l’imprenditore di Ucria Calogero Astone è stato condannato a 3 anni di reclusione. Per questi tre imputati è stata decisa anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Condannati, invece, a 2 anni e tutti con la sospensione della pena, gli altri imputati: l’imprenditore Giuseppe Astone (figlio del suddetto Calogero), Calogero Manera, Michele Tripoli, Leo Tripoli, Riccardo e Leo Palazzolo, tutti di Raccuja ed imprenditori. Dal procedimento era uscito, in udienza preliminare, l’ex consigliere comunale Carmelo Palazzolo. Per questi imputati, condannati a 2 anni pena sospesa, la richiesta del pm era stata di 6 anni. Il tribunale ha inoltre stabilito la confisca delle azioni della “Astone Costruzioni”.
In mattinata era toccato al collegio difensivo opporsi alle richieste dell’accusa. A rappresentare gli imputati era gli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello, Giovanni Mannuccia, Giuseppe Tortora e Giuseppe Condipodero Marchetta. L’accusa che aveva portato al blitz era quella di aver costretto la Maltauro, impegnata nella costruzione del parco Eolico Nebrodi, a rescindere indebitamente dei contratti di subappalto per cedere i lavori alla ditta Astone costruzioni e consentire quindi l’assegnazione di lavori alla MTP di Raccuja, impressa nella quale avevano interessi parenti diretti di alcuni sostenitori del sindaco alle elezioni che si erano svolte pochi mesi prima con la riconferma dello stesso Salpietro. Secondo la procura, l’ex primo cittadino, abusando dei poteri connessi alla carica, minacciando una serie di comportamenti ostruzionistici, avrebbe costretto la società Maltauro a rescindere i contratti con le ditte di fiducia, cui aveva dovuto erogare decine di migliaia di euro a titolo di risarcimento, per fare in modo che i lavori venissero realizzati dalla MTP. A carico di Salpietro, e del fratello, anche l’accusa di concussione relativa allo spostamento di una torre sul terreno di proprietà della cognata, procurando l’utilità consistente nella percezione dei canoni di affitto.