Caso Manca, indagato Antonio Ingroia

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Il pm Renzo Petroselli ha iscritto l’ex procuratore di Palermo ed oggi avvocato, Antonio Ingroia nel registro degli indagati per calunnia. In particolare (come riporta il sito TusciaWeb) per alcune esternazioni di Ingroia come avvocato di parte civile della famiglia di Attilio Manca all’udienza preliminare. L’ex toga parlò di “prove manomesse e falsificate”, in relazione a un verbale dell’ex capo della squadra mobile di Viterbo Salvatore Gava.
La vicenda rientra tra le tante facce dell’inchiesta sulla morte di Manca, il medico siciliano, in servizio a Viterbo, trovato morto nel 2004 nella sua casa laziale.
Un delitto di mafia, per i familiari del giovane urologo, ‘mascherato’ da overdose da eroina. Tesi che gli inquirenti viterbesi non hanno riscontrato, così come la Direzione distrettuale antimafia di Messina, cui il fascicolo sarebbe arrivato anni fa per competenza. In pratica, secondo i familiari, Manca avrebbe operato in Francia il boss di mafia (all’epoca latitante) Bernardo Provenzano. E per questo sarebbe stato poi ucciso.
Il processo, attualmente, va avanti per spaccio di droga a carico di Monica Mileti, la presunta pusher romana che avrebbe ceduto a Manca la dose letale di eroina. L’altro reato più grave di omicidio a seguito di cessione di droga è stato dichiarato prescritto già in sede di rinvio a giudizio. Proprio per questo i Manca sono stati esclusi dal processo come parte civile.
Convocato in procura a dicembre dell’anno scorso, Ingroia disse di aver chiesto a Petroselli come gli era “venuto in mente di fare un atto così abnorme di violazione del diritto di difesa dell’indagato”. Se era “stata un’idea sua” o se c’era “qualche suggeritore dietro le quinte”. Per Ingroia, la procura di Viterbo, ha completamente perso di vista la priorità investigativa del caso Manca: “Cercassero i suoi assassini, invece di indagare me”.