Pretese beni e denaro da una ditta fallita. Condannato Benito Andronico, consulente della Procura

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Si è concluso con la condanna a 5 anni di reclusione il processo di primo grado al Tribunale di Barcellona nei confronti del 75enne di Milazzo Benito Andronico. Il docente, insegnante di ragioneria in vari istituti superiori, e già consulente tecnico delle Procure di Barcellona, Patti e Messina, è stato riconosciuto colpevole di induzione indebita a dare o promettere utilità per la vicenda che lo aveva già portato agli arresti domiciliari nel 2010 nell’ambito dell’operazione “Nicandro”. L’inchiesta, che prese il nome dall’acronimo utilizzato dallo stesso docente, vedeva il professionista imputato originariamente per concussione, accusa poi riqualificata nell’imputazione per cui è stato condannato. Parte offesa un commerciante milazzese, Gianluca Sgrò, titolare, insieme alla moglie, di un negozio di elettrodomestici a Milazzo. La ditta fallì nel 2005 ed Andronico, nominato consulente tecnico nella procedimento fallimentare, secondo l’accusa aveva approfittato della sua funzione per vessare i coniugi facendosi corrispondere una somma di denaro di circa 42 mila euro, di cui poco più della metà in contanti e circa 20 mila euro in assegni. Andronico aveva infatti minacciato al titolare dell’impresa fallita la possibile captazione nella massa fallimentare di beni di proprietà della sua famiglia, inducendolo a pagargli quelle somme per evitare tale ipotesi. Il corrispettivo che il commerciante dovette pagare non fu solo il denaro ma anche telefoni cellulari, televisori, macchine fotografiche ed altri piccoli e grandi elettrodomestici consegnati al figlio del consulente, Alessandro Andronico, 45enne, condannato anch’egli per concorso in induzione indebita a 2 anni, pena sospesa. Il commerciante e la moglie, oggi titolari di un negozio a Sant’Agata Militello, si erano costituiti parti civili nel processo, difesi dall’avvocato Roberto Picciolo, e nei loro riguardi il giudice ha disposto il risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. Il professore Andronico ed il figlio, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto la condanna rispettivamente a 7 e 5 anni, sono difesi dall’avvocato Roberto Calderone che, alla lettura del dispositivo, ha già preannunciato ricorso in appello.