Dissesti e alluvioni, studi e monitoraggi in provincia

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Nella fascia tirrenica della provincia di Messina è Barcellona ad avere la popolazione potenzialmente più esposta alle alluvioni. Per questo motivo, l’assessorato regionale territorio e ambiente l’ha inserita tra i comuni che beneficeranno del “programma di attività di studio, ricerca e di aggiornamento delle mappe di pericolosità e di rischio”. Nel decreto regionale del 7 settembre scorso, pubblicato venerdì sulla gazzetta ufficiale della regione, trovano spazio anche il comune di Falcone, “falcidiato” nel 2008, non dimenticando recenti e datati eventi a Brolo, Capo d’Orlando, Castell’Umberto, Merì, Sant’Agata Militello, Torregrotta, Tortorici e Villafranca Tirrena per la zona tirrenico-nebroidea e poi Antillo, Giardini Naxos, Taormina, Santa Teresa Riva, Furci Siculo, Savoca e Sant’Alessio Siculo per l’area jonica e la città di Messina. A livello regionale, per quel che concerne il numero dei siti,  primeggia la provincia di Messina con venti, dodici sono nel palermitano, dieci nel catanese, sei nel siracusano, cinque nel trapanese, quattro nell’agrigentino e nel ragusano e infine uno nell’ennese e nel nisseno. Questo è l’elenco dei comuni prioritari, sui quali sarà attuato il programma, che vedrà protagonista anche le università. L’ateneo messinese valuterà “la pericolosità ed il rischio da colate detritiche e correnti iperconcentrate modellazione dei fenomeni idraulici in piccoli bacini fortemente antropizzati”. Nello specifico il programma si riferisce a studi, indagini e reti di monitoraggio previsti dal Pac, per aggiornare le mappe di pericolosità di rischio. Visti i precedenti, le alluvioni a Barcellona nel 2011, di Falcone nel 2008 e le frane a Castell’Umberto nel 2010 – tanto per citare alcuni comuni dell’area tirrenico-nebroidea indicati dal programma e che perciò verranno monitorati, non dimenticando le devastazioni nella zona jonica –  c’è molto da lavorare. L’obiettivo generale è rendere pienamente attuabile la direttiva “Alluvioni” n. 2007/60/CE, che prevede di mitigare gli effetti delle inondazioni, con un piano di interventi non strutturali. Per far questo occorre una gestione integrata ed unitaria, coordinando e valorizzando i ruoli delle varie amministrazioni, in un’ottica di rete basata sul principio della sussidiarietà. Nel programma, tra gli obiettivi tecnico-scientifici, è stato evidenziato come il territorio in più aree si sia dimostrato fragile, con eventi catastrofici imputabili al dissesto idrogeologico; ecco perché è necessario utilizzare strumenti e metodologie aggiornate ed in grado di rappresentarne con accuratezza entità e severità. Bisogna integrare questi fenomeni con quelli connessi agli effetti del  cambiamento climatico. Prima si valuterà la pericolosità e il rischio delle aree classificate con siti di attenzione, poi si procederà ad aggiornare i dati. Visto che le aree sono circa un migliaio, è fondamentale la mobilitazione della pubblica amministrazione a vari livelli.