Home Politica L'Anffas di Patti contro l'AOD 2: "Centro diurno dimenticato"

L’Anffas di Patti contro l’AOD 2: “Centro diurno dimenticato”

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“Non lagnanze immotivate e nulla di inscenato, solo la volontà forte di chiedere risposta a diritti essenziali”. Il presidente dell’Anffas di Patti, Antonino Zampino torna sulla questione dell’inserimento, nel piano di zona del distretto socio sanitario D30, di fondi per il servizio diurno in favore di persone con disabilità intellettiva e relazionale. “Il centro diurno dell’Anffas di Patti che dal 2007 opera a supporto di oltre 30 persone con disabilità provenienti dai comuni del Distretto rischia di dover sospendere le attività socio-abilitative in quanto attualmente non vi sono fondi per sostenere le spese che un Centro Diurno accreditato tra gli enti socio-assistenziali della Regione deve sostenere” denuncia Zampino. “La progettazione socio-sanitaria deve nascere da un’attenta e sensibile rilevazione dei bisogni delle persone e, per quanto riguarda le persone con disabilità, ciò può avvenire solo attraverso l’applicazione sistematica dell’art.14 della legge 328/2000 che prevede che per ciascuna persona con disabilità venga predisposto un progetto individuale che tenga conto delle sue aspirazioni, dei bisogni, di quanto posto in essere attraverso i servizi che già la supportano al fine di migliorarne la qualità di vita” ribadisce. Negli anni 2013-2014 seppur la progettazione del distretto fosse sospesa, l’Anffas non ha mai interrotto il servizio diurno ma sul finire del 2015 la situazione finanziaria del Centro appare drastica tanto che a settembre è stato necessario effettuare un taglio delle ore dei dipendenti e ridurre parzialmente il numero di ore settimanali. “L’analisi dei bisogni e la mappatura dei servizi esistenti svolta per stilare il Piano di zona ha rilevato come il Centro sia una realtà concreta che dà risposte concrete ai bisogni delle persone con disabilità e alle famiglie, in linea con i livelli essenziali di assistenza – conclude Zampino – e non si comprende come, rilevato un bisogno e un’offerta seria, efficace e continuativa, l’AOD (Ambito Ottimale Distrettuale) 2 non abbia saputo rappresentare tale esigenza nel piano di zona a differenza dell’AOD 1 che ha previsto nella progettazione il contributo per un servizio diurno”.

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