Capo d’Orlando, manca il braccialetto elettronico. “Va scarcerato lo stesso”

300

Se l’amministrazione penitenziaria non ha disponibile il cosiddetto “braccialetto elettronico” non si può tenere il detenuto in carcere. Un recentissimo pronunciamento della Corte di Cassazione, risalente al 25 agosto scorso, ha trovato applicazione anche alla Corte di appello di Messina che ha accolto l’istanza dell’avvocato orlandino Decimo Lo Presti che aveva chiesto la sostituzione dell’arresto in carcere a quello ai domiciliari per il proprio assistito, Vittorio Contiguglia, detenuto per una vicenda di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un commerciante all’ingrosso di bevande di Capo d’Orlando e che aveva portato a tre ordini di custodia cautelare eseguiti dalla Polizia il 20 febbraio.
In particolare Contiguglia, tramite il suo legale aveva rappresentato la disponibilità’ ad indossare il braccialetto elettronico pure di lasciare il carcere ma la sola indisponibilità dell’apparecchiatura aveva impedito per diverse settimane la sostituzione della misura. La Corte di Appello, quindi, ha fatto proprio il recente orientamentro della Suprema Corte, nella misura in cui ha statuito che a fronte della disponibilità’ dell’imputato a sottoporsi al controllo elettronico, in attesa della disponibilità dell’apparecchio, (essendo tale valutazione rilevante ai fini della delle esigenze cautelari) il Giudicante deve, comunque, sottoporre agli arresti domiciliari l’imputato.