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Città metropolitane e liberi consorzi. Certa l’impugnativa del governo

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Il governo italiano ha scritto alla Regione siciliana una nota tecnica di contestazione che, nei fatti, preannuncia l’ormai certo e prossimo ricorso all’impugnativa di fronte la Corte costituzionale della legge di riforma delle province con l’istituzione dei liberi consorzi e delle città metropolitane. Un passaggio formale, quello dell’invio delle contestazioni per le controdeduzioni, dal quale emergono criticità e incongruenze del testo approvato dall’Ars con il dispositivo della riforma nazionale Del Rio che ha cancellato le province.  Tra i punti critici che rendono impugnabile la legge siciliana, la previsione della non corrispondenza, come avviene invece in tutte le altre regioni, del sindaco delle città metropolitana col primo cittadino del centro capoluogo. Un passaggio che aveva già dato il via, in Sicilia, alle fibrillazioni pre-elettorali per le elezioni di secondo livello attraverso cui, il 29 Novembre, sindaci, assessori e consiglieri comunali avrebbero dovuto eleggere il sindaco metropolitano. Palazzo Chigi ha quindi contestato al governo Crocetta altre incomprensibili deroghe rispetto al quadro normativo nazionale. Una legge che nell’applicazione siciliana verrebbe di fatto stravolta nel suo impianto.  I tre organi previsti diventano infatti quattro nell’isola e la suddivisione delle funzioni non rispecchia i principi stabiliti. La legge statale, inoltre, non prevede l’adunanza elettorale metropolitana, composta da sindaci, consiglieri comunali e circoscrizionali. Dubbi sussistono anche sul ruolo assunto nella legge regionale dalla conferenza metropolitana e sull’istituzione della giunta metropolitana. Secondo le contestazioni del governo nazionale, ci sono infine rilevanti deroghe anche ai principi stabiliti sui Liberi Consorzi. A questo punto, appare certa l’impugnativa alla Corte costituzionale e l’inevitabile il ritorno all’Ars della legge. “I rilievi tecnici mossi dal Governo rappresentano la certificazione delle nefandezze prodotte dall’approvazione di quella legge con tale articolazione”, ha subito commentato il Senatore Bruno Mancuso, che nei giorni scorsi si era espresso in modo fortemente critico. “Oltre alle gravi incostituzionalità – conclude Mancuso – si tratta di una nuova perdita di tempo, e di denaro, per la Sicilia. La prossima, infatti, sarà soltanto l’ennesima impugnativa di una legge siciliana, ancora una volta fatta male”.

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