Nuove leve e stupefacenti. Così si riorganizza la mafia messinese

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E’ in atto un ricambio generazionale evidente ai vertici della criminalità organizzata in provincia di Messina. E’ quello che emerge dalla relazione semestrale, riferita alla seconda parte del 2014, prodotta dalla Divisione Invastigativa Antimafia e presentata come di consueto al parlamento dal Ministro dell’Interno. La fotografia delle organizzazioni criminali, della loro evoluzione e degli sforzi dello Stato per contrastarle, racconta,  per la zona messinese, del tentativo in atto da parte delle cosiddette “nuove leve” di prendere in mano la gestione degli affari illeciti, insinuandosi nei vuoti creati dalle innumerevoli operazioni di Polizia che gradualmente ma in maniera inesorabile hanno azzerato i vertici dei clan. Secondo quanto riferito dalla Dia, i sodalizi criminali messinesi sono tornati a finanziarsi attraverso i canali tradizionali legati al traffico degli stupefacenti e le estorsioni, ma risultano particolarmente attivi anche nell’ambito dell’usura e del riciclaggio. Un capitolo a parte merita la cosiddetta “zona grigia”, quell’area nella quale confluiscono gli interessi politico-economici della mafia, in particolare riguardo l’ingerenza nei pubblici appalti. In tal senso, il secondo semestre del 2014 ha visto al centro delle attenzioni della Dia messinese il Consorzio autostrade siciliane, e l’operazione “Tekno”, ed il Comune di Mazzarrà, finita sotto esame della commissione d’inchiesta per condizionamenti mafiosi ben prima del blitz dell’operazione Riciclo delle scorse settimane.  Due i centri nevralgici delle radicazioni della criminalità organizzata sul territorio sotto la lente d’ingrandimento. A Messina città è il clan Mangialupi il sodalizio di maggiore compattezza e con l’attività più intensa, anche nel rapporto con altre organizzazioni. In provincia è ancora il clan barcellonese, invece, il polo d’attenzione principale su cui la Dia tiene accesi i riflettori. Un clan, quello del Longano, cui i colpi inferti dalle operazioni antimafia hanno causato una profonda instabilità. La famiglia barcellonese, colpita quindi dalle defezioni dei boss che hanno scelto di collaborare con la giustizia, sta cercando di riorganizzarsi ai vertici e di rimodulare i propri canali di finanziamento, tornando ad interessarsi con rinnovato interesse al traffico di droga. La fotografia della Dia inquadra quindi un’area cuscinetto tra Barcellona e Messina, quella del milazzese, con la sussistenza di piccoli  gruppi criminali dediti al controllo del territorio, ed altre due aree d’interesse, quella mistrettese ed i Nebrodi. A Mistretta a preoccupare è la recrudescenza dell’abigeato e dei fenomeni legati alle truffe in agricoltura e nel settore degli allevamenti. Per i Nebrodi, infine,  preoccupa la situazione di forte instabilità.