Il Piano di risanamento “fantasma”

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Giornata di lavoro per la Commissione Ambiente del Senato, allargata ad alcuni Deputati e alle Amministrazioni dei Comuni di Milazzo e San Filippo del Mela.
Il primo momento è stata la visita alla Raffineria di Milazzo per conoscere le strutture produttive e tutto ciò che è stato sin qui fatto, anche in termini di investimenti. Quindi nell’aula consiliare del Comune le audizioni di amministratori comunali e rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Ad essere ascoltati dal presidente Giuseppe Marinello, dal vice Aldo Di Biagio e dai componenti Laura Bignami, Domenico Scilipoti e Bruno Mancuso, innanzitutto la rappresentante della prefettura, Maria Antonietta Cerniglia, quindi la dottoressa Teresa Romeo per l’Ispra, il presidente dell’Autorità portuale, Antonino De Simone e poi il sindaco di Milazzo e gli amministratori di San Filippo del Mela, Pace del Mela e San Pier Niceto. Assenti invece gli assessori regionali Luigi Croce e Vania Contraffatto e i vertici dell’Arpa. Alle audizioni hanno assistito anche i parlamentari della zona Tommaso Currò, Maria Tindara Gullo e Alessio Villarosa. Sia gli amministratori locali, sia soprattutto le associazioni ambientaliste hanno infatti messo in risalto tutta una serie di discrasie che oggi hanno determinato questa stato di “crisi ambientale”, così come riconosciuto anche dal decreto dell’Alto rischio varato dalla Regione nel 2002, ma rimasto sino ad oggi solo un foglio di carta. In particolare sono stati sottolineata l’inadeguatezza del sistema di monitoraggio, la mancanza di un Piano di risanamento e i rischi di nuovi insediamenti (su tutti il termovalorizzatore alla Centrale Edipower).  Il Sindaco di Milazzo Giovanni Formica, ha chiesto l’applicazione dell’art. 113 della Finanziaria nazionale del 2001 che prevede che il Governo nazionale, d’intesa con la Conferenza Unificata Stato-regioni, definisca le compartecipazioni ai tributi erariali con finalità ambientale per quei Comuni sede di impianti di raffinazione. “La salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini deve essere una priorità della politica. Il costo per la riparazione di tali danni è talmente elevato che nessun Comune è in grado di risolverlo con le proprie forze economiche. Eppure esiste una norma nazionale che dovrebbe aiutare i Comuni in tal senso”. “Sono, in pratica – ha detto Formica – soldi recuperati e che, come recita la legge, non hanno carattere di compensazione del rischio ambientale e sanitario ma devono essere finalizzati a programmi di salvaguardia e di sviluppo ecocompatibile del territorio. Rimanendo, comunque, punto fermo per le aziende l’obbligo di protezione della salute e dell’ambiente e di rispetto della sicurezza”. L’articolo in questione della Finanziaria 2001 diceva però anche che il provvedimento si doveva attuare entro sei mesi dalla sua approvazione. Si sono succeduti due governi e la norma non ha mai trovato attuazione. Tutto ciò a discapito dei Comuni. “Ritengo che ci siano le condizioni per riprendere il discorso – ha detto da parte sua il presidente Marinello – anche perché questi impianti – inutile negarlo – negli anni hanno contribuito a un processo di degrado ambientale e creato consequenziali danni alla salute dei residenti. Per ogni miliardo di euro riscosso, lo Stato versa circa il 10% al Fondo per le regioni (tutte le regioni, anche quelle non sede di impianti) mentre nulla è stato riconosciuto ai Municipi interessati”.