Mutui Fantasma, la procura contesta associazione per delinquere per 5 indagati

329

Una struttura piramidale con a capo l’ex sindaco Salvo Messina, organizzata capillarmente dall’allora capo dell’ufficio ragioneria Carmelo Arasi ed alla quale erano partecipi le contrattiste Antonella Campo, Santa Caranna e Giuseppina Di Leo. E’ questa l’associazione per delinquere individuata dalla Procura di Patti che, tra il 2008 ed il 2013, avrebbe messo in ginocchio il comune di Brolo con spese folli e distrazione di fondi distribuiti a pioggia ad amministratori, dipendenti amici e presidenti di società sportive che operavano nel comune brolese.
Il quadro, tutt’altro che edificante, emerge dai 79 capi di imputazione formulati dai sostituti procuratori di Patti Francesca Bonanzinga e Maria Milia nell’avviso di chiusura indagini dell’inchiesta sui Mutui Fantasma che un anno fa aveva portato all’emissione di 10 provvedimenti cautelari, di cui uno in carcere e sette ai domiciliari.
La novità politicamente più rilevante, però, è la presenza dell’ex sindaco di Brolo ed attuale deputato regionale di Pd, Giuseppe Laccoto, nell’elenco dei 31 indagati che sono Carmelo Arasi, Rossella Arasi, Antonella Campo, Santa Caranna, Rosa Castrovinci, Giuseppina Di Leo, Carmelo Gentile, Elena Rosa Lo Vercio, Costantino Maniaci, Mario Messina, Salvatore Messina, Francesca Mondello, Enza Rifici, Giovanni Scaffidi Mangialardo, Antonino Masi, Antonino Giuffrè, Vittorio Astone, Giuseppe Indaimo, Rosa Gatto, Tina Gatto, Dario Presti, Giuseppe Caranna, Domenico Caranna, Carmela Caliò, Giovanna Princiotta, Giuseppe Laccoto, Nunziatina Maria Faustino, Maria Ricciardello, Vincenzo Di Luca Lutupitto, Giuseppe Letizia e Paola Romano.
Associazione per delinquere l’accusa ipotizzata per Messina, Arasi, Campo, Caranna e Di Leo, mentre per tutti gli altri le accuse variano da truffa a falso, da peculato ad abuso d’ufficio sino alla dichiarazione infedele.
Al deputato Laccoto, che fece parte della prima giunta guidata da Salvo Messina, si contestano invece solo due capi di imputazione per falso ideologico ed abuso d’ufficio riguardo un concorso comunale per il quale sarebbe stato procurato un ingiusto vantaggio al vincitore con cambio di inquadramento e ulteriore aumento dello stipendio.
Per il resto, però, gli investigatori ricostruiscono passo passo una serie di passaggi di denaro che hanno devastato le casse comunali o sono state distratte da altri scopi.
In pratica esisteva un sistema collaudato per ottenere dalla Cassa Depositi e Prestiti soldi per opere pubbliche esistenti solo sulla carta. Tutti i passaggi per dimostrarne la realizzazione erano falsificati dall’ufficio del ragioniere Arasi.
Poi, con mandati compiacenti, venivano elargiti mandati di pagamento per gli stessi dipendenti, per amministratori, per il Sindaco e per tutta una serie di società sportive (alcune di parenti del primo cittadino).