La famiglia Tusa: “No al risarcimento, solo verità e giustizia”

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“Non faccio sconti, non possiamo quantificare la vita di mio figlio, perché semplicemente non esiste una somma adeguata”. Adele Chiello, madre del milazzese Giuseppe Tusa, una delle vittime del crollo della Torre Piloti del porto di Genova, torna a parlare a pochi giorni dall’inizio dell’udienza preliminare, fissata al 15 luglio. Lo fa per ribadire la sua contrarietà a qualsiasi ipotesi di risarcimento, offerto a tutte e nove le famiglie delle vittime di Molo Giano dalla compagnia di navigazione Ignazio Messina. Una lettera è stata inviata ai legali dei familiari delle vittime chiedendo loro di quantificare una proposta risarcitoria per ciascuna vittima. La compagnia di navigazione aveva già anticipato una parte del risarcimento nella somma 200 mila euro a famiglia, con l’impegno di arrivare un completo risarcimento secondo le richieste delle parti. Solo la mamma della vittima Giuseppe Tusa, Adele Chiello, aveva rifiutato i 200 mila euro iniziali. Ora arriva anche il secondo diniego.  “Ci hanno detto – spiega – che possiamo chiedere quello che vogliamo. Io però non posso stare zitta e ho rispedito la proposta al mittente. Io sopravvivo solo per avere finalmente giustizia per mio figlio”. Il 7 maggio 2013 la nave cargo Jolly Nero, in manovra all’interno del porto, urtò la banchina, causando il crollo della Torre. Furono ore tragiche e disperate, per una delle più grandi tragedie della storia dello scalo genovese.
Ma il processo giudiziario che sta per iniziare per la tragedia non soddisfa la signora Chiello: “Ho fatto di tutto per far rientrare la questione su dove è stata costruita la Torre nel dibattimento, non mi arrendo, ma non mi aspetto granché dalla Procura”.