Compravendita minore, nelle intercettazioni il disegno criminale

0
113

E’ stato l’interrogatorio di convalida di Lorella Conti Nibali, la donna di Lugano ormai tornata a Castell’Umberto, a dare agli investigatori l’impulso per la seconda fase dell’inchiesta sulla compravendita di minori che ieri ha portato a dieci provvedimenti cautelari di cui tre ai domiciliari.
La donna, già madre di una ragazza con problemi di salute ed alle spalle alcuni aborti, intendeva soddisfare il nuovo desiderio di maternità ad ogni costo e da tempo aveva progettato di acquistare un bambino. Rivolgendosi alla messinese Bianca Capillo, la donna ed il marito erano riusciti ad ottenere un falso atto di nascita datato 18 gennaio del 2008 a nome Carmelo Luca Conti Nibali. Lo scorso anno, quindi, tramite le intermediazioni di alcuni indagati, erano arrivati alla messinese Nadia Gibbin che si era detta disponibile a vendere il proprio figlio. Operazione costatata complessivamente 3o.000 euro. Dopo aver presentato all’ufficiale di Stato Civile di Castell’Umberto il bambino con il nuovo nome, in modo da ottenere la carta d’identità, però, la coppia subisce il ripensamento della madre naturale che decide di scappare portando con se il ragazzino di sei anni. Iniziano così i tentativi di recuperare i soldi spesi ma anche l’assurdo progetto di organizzare un finto funerale per chiudere la vicenda. Funerale che sarebbe dovuto avvenire con una presunta cremazione del minore mai nato. La mattina del 10 gennaio scorso, infatti, i carabinieri intercettano la Capillo che racconta a Lorella Conti Nibali di aver provveduto a farsi redigere un falso certificato di malattia terminale e poi di morte e che provvederà lei stessa a Messina a far tutto, compreso urna funeraria e carro funebre (naturalmente in cambio di altri soldi dalla coppia). Invece è in quella fase che entrano le altre persone già arrestate nella prima tranche di questa inchiesta, incaricate dalla coppia di recuperare il denaro,  che invece si offrono per andare a trovare in Romania un altro ragazzo da vendere. Ma nel frattempo si susseguono telefonate e intercettazioni nel tentativo di recuperare il denaro speso. Fra le persone coinvolte, infatti, c’è un indagato messinese per fatti di droga e così i Carabinieri, nell’ambito di quella indagine, si trovano davanti la storia della compravendita del bambino a Castell’Umberto. Annodare i fili di tutta la vicenda, a quel punto, non è difficile.