Canneto, i retroscena e i dubbi

0
45

Utilizzare gli incendi per avere attenzione mediatica e quindi accesso a risarcimenti (in effetti col contagocce in passato) e  rimanere a Canneto, anziché accettare una nuova residenza proprio perché a conoscenza dell’insussistenza di pericoli reali. C’è anche questo nell’ordinanza che ieri mattina ha mandato i domiciliari Giuseppe Pezzino, figlio del portavoce degli abitanti di Canneto, frazione interessata da incendi misteriosi tra il 2004 ed il 2006 e meno misteriosi (secondo i Carabinieri) nel 2014. L’inchiesta, infatti, mette nel mirino proprio una parte dei roghi dello scorso anno. Per un paio di questi ci sono intercettazioni ambientali che sembrano inchiodare il ragazzo. Meno chiara la posizione del padre, Nino Pezzino, dipinto come una sorta di ispiratore degli incendi dolosi anche se, in questo caso, dagli atti il ruolo non appare così chiaro. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si sofferma su una conversazione tra i due poco dopo la perquisizione di ottobre e la consegna di un avviso di garanzia al ragazzo. Il genitore si raccomanda che il figlio non abbia fatto stupidate per non rovinarsi la vita e poi parla di un laser che i Carabinieri cercavano nella perquisizione e che non hanno trovato. Quando Nino Pezzino chiede se per caso lo avesse cercato su internet il figlio dice di non averne mai avuto uno e di aver cercato in rete solo dei verricelli da pesca.
Si vedrà già al riesame se questi elementi saranno rafforzati da altre prove o se basteranno per confermare la misura cautelare. Intanto però le indagini della Procura di Patti continuano anche per verificare se vi siano altre persone, in quella contrada di Via del Mare, coinvolte nella storia.
Nel frattempo, però, mentre la contrada si interroga e si divide sulle responsabilità del ragazzo, i media di tutta Italia hanno dato per chiusa e risolta la storia di Canneto. Comunque vada, ormai, per l’opinione pubblica tutti i misteri, anche quelli del 2004, hanno la loro risposta.