Canneto di Caronia, quei dubbi ancora da chiarire

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Che la pista imboccata nell’inchiesta dei Carabinieri fosse quella del dolo, lo si sapeva da ottobre, quando i militari piombarono a Canneto per effettuare perquisizioni, prelevare materiale e notificare un avviso di garanzia a Giuseppe Pezzino, 26 anni, figlio di Nino, lo storico portavoce degli abitanti della frazione balzata alle cronache mondiali per i roghi misteriosi.
Difficile, invece, prevedere che tutto sfociasse nell’arresto del giovane (data anche l’assenza di fatti nuovi) e in un avviso di garanzia anche per il padre.
Giuseppe Pezzino è finito ai domiciliari per una serie di incendi, a cominciare da quello avvenuto il 20 luglio, che mandò in fumo la mansarda della sua abitazione. Gli inquirenti sostengono che venne dato fuoco  ad alcuni cartoni ed alcuni stracci posti su due scrivanie di legno causando un incendio che si estese all’autoclave, ad un serbatoio in PVC ed alle travi in legno del tetto.
Il padre, in concorso col figlio, di danneggiamenti e procurato allarme.
In pratica, secondo l’ordinanza della Procura di Patti, gli incendi sarebbero stati innescati dal giovane per consentire a Nino Pezzino di utilizzare i media per reclamare l’attenzione su Canneto e quindi accedere a risarcimenti.
Risarcimenti, in effetti, arrivati col contagocce dopo la prima ondata di roghi, quella avvenuta nel 2004 (quando Giuseppe Pezzino aveva 15 anni) e che non paiono essere messi in discussione dagli inquirenti.
Altro aspetto riguarda le date degli incendi finiti sotto inchiesta. Oltre quello della mansarda del 20 luglio, si passa a quelli dal 24 settembre in poi. Il 24, fu il giorno in cui prese fuoco il sedile anteriore del fuoristrada dell’Unione dei Nebrodi posteggiato in via Mare. Agli atti dei Carabinieri un video in cui padre e figlio vengono immortalati, pochi attimi prima, mentre confabulano, si avvicinano al mezzo ed infine si allontanano attendendo l’incendio. In questo frangente in cui si ritengono inosservati, si affaccia sulla scena un’anziana parente, cacciata con un evidente gesto di stizza. Insomma, i Carabinieri non hanno dubbi, ma restano in piedi domande che non trovano ancora risposte. Sono quelle relative alla capacità di un 26enne di tenere in scacco Protezione Civile ed esperti, di riuscire a far esplodere uova all’interno di un frigo senza fiamma viva e di carbonizzare una asciugamano senza intaccarla col fuoco.  Inoltre resta sempre irrisolta la presenza dei campi elettromagnetici rilevati nel 2004 dalla commissione interistituzionale.