Confisca dell’abitazione di Cannizzo, i familiari spiegano i motivi della protesta – Video

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Due striscioni appesi alle finestre ed una pacifica resistenza protrattasi per qualche ora ai 50 uomini, tra forze dell’ordine operai comunali e vigili del fuoco, che alle otto del mattino si sono presentati nella loro abitazione di contrada Livari, a Capo d’Orlando per confiscare la villetta in cui vivono. Protagoniste Maria Caliò, 50 anni e le sue tre figlie.


La donna, è la moglie di Francesco Cannizzo, in carcere dal 2005 per una storia di droga e poi condannato all’ergastolo nell’ambito del processo “Mare Nostrum”
Proprio per queste vicende, in particolare l’inchiesta antidroga Due Sicilie, il Ministero fece scattare dapprima il sequestro dei beni, e nel 2010 la confisca.
Provvedimenti contro i quali, la moglie  e le tre figlie, hanno presentato ricorsi e diffide.
Tra i problemi da risolvere anche la destinazione degli 8 cani allevati in un terreno a ridosso dalla villetta ed il trasferimento di tutte le suppellettili custodite in casa.
Così, mentre alcuni mezzi del comune hanno cominciato via via a spostare pacchi e materiale, la donna e le tre figlie hanno lasciato casa annunciando però lo sciopero della fame e, per quanto riguarda una delle tre ragazze che ha una parziale invalidità, la sospensione delle cure mediche.
“Riteniamo questa vicenda un accanimento nei nostri confronti- spiega Maria Caliò- e per questo abbiamo messo in atto questa forma di protesta. E’ stato già confiscato un lascito dei nonni nel comune di Naso, ci erano state sequestrate alcune vetture, nonostante l’Antimafia abbia riconosciuto che la documentazione prodotta giustifichi buona parte di quanto abbiamo. E’ incomprensibile che non ci sia stato dato preavviso per trovare un altro alloggio. Eravamo anche disposti a cedere la proprietà della nostra abitazione e pagare l’affitto allo Stato purchè non ci sbattesse fuori”.