“Mi sono difeso”

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E’ stata eseguita ieri l’autopsia sul corpo di Alì Machkour, il trentaseienne marocchino ucciso davanti alla porta della sua abitazione in Case Nuove, all’alba di domenica. Ci vorranno sessanta giorni per conoscere i risultati dell’esame. Intanto l’albanese Arben Doga, 53 anni, che si è costituito domenica pomeriggio presso la Caserma di Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, avrebbe ribadito di avere agito per legittima difesa. L’uomo rimane in attesa dell’udienza di convalida del fermo. Il grosso coltello che, secondo la difesa, sarebbe stato impugnato dal marocchino nel momento in cui ha aperto la porta di casa sarà sottoposto ad accertamenti da parte del Ris. Intanto, sono stati posti i sigilli all’abitazione nella quale Ali Machkour risiedeva insieme alla convivente di origini polacche, alla figlia ventenne di quest’ultima ed alla bambina avuta dalla convivenza con la donna. La furia dell’albanese sarebbe stata scatenata dall’incendio della sua autovettura parcheggiata nei pressi della Via Stretto II Fondaconuovo. Un incendio del quale Arben Doga riteneva responsabile il marocchino alla luce dei contrasti che, ormai da qualche anno, si protraevano tra i due probabilmente a causa di una relazione che l’albanese avrebbe intrattenuto con la figlia della convivente di Alì Machkour. L’albanese è così salito a bordo dell’autocarro che utilizzava solitamente per la raccolta di materiale ferroso per bussare alla porta della vittima, morta a seguito dei colpi di spranga inferti dal contendente.