Brolo, adesso c’è chi parla e l’inchiesta sui mutui si allarga

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C’è un sistema che si sta sgretolando, una corsa a raccontare cosa accadeva nelle stanze del comune e come allegramente venivano gestiti i soldi pubblici.
Dopo la prima tornata di interrogatori (in attesa che domani il Riesame si pronunci sui ricorsi presentati da alcuni indagati) sono parecchi gli elementi che gli investigatori hanno raccolto. Dichiarazioni che sembrano  aprire a ulteriori sviluppi dell’inchiesta “Mutui Fantasma” a Brolo. Già nella richiesta avanzata dalla procura si capisce che ci sono aspetti ancora da chiarire oltre i primi tre mutui finiti nell’indagine. Ma i tasselli più importanti arrivano da chi (attualmente raggiunto da provvedimenti restrittivi) ha deciso di collaborare.
Tra qualche giorno, al Tribunale di Patti, verrà accompagnato dal carcere di Gazzi il ragioniere capo del comune di Brolo, Carmelo Arasi. Con il suo nuovo legale, Enrico Trantino, Arasi racconterà nuovi aspetti della vicenda svelando 
come funzionava il sistema di spesa.
Arasi, oltre ad essere indicato dagli investigatori come il personaggio centrale del “sistema” di truffa e peculato, è il nome su cui anche diversi indagati hanno indirizzato le principali responsabilità.
Ma la più rilevante novità riguarda le lunghe dichiarazioni rese (si parla di circa sei ore di permanenza davanti al pubblico ministero) di uno dei quindici indagati dell’operazione scattata il 18 agosto.
Si tratta di un dipendente del comune che, nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha iniziato a parlare d’altro.
Pur raccontando spesso notizie apprese da altri colleghi, l’indagato, ha elencato una serie di operazioni che hanno permesso distrazione di fondi e persino (a suo dire) impiego di denaro a fini privati.
In pratica, al comune arrivavano fatture gonfiate da parte di imprese che avrebbero eseguito cantieri per l’Ente. Con i soldi in più ottenuti dalle ditte, racconta il dipendente, venivano realizzati  lavori privati in fabbricati di amministratori comunali.
Ma c’è di più. In uno dei verbali di interrogatorio, il dipendente racconta anche di soldi delle multe che non finivano a bilancio comunale, come previsto, ma andavano direttamente ad alcuni precari del comune brolese che poi si 
occupavano di pagare in contanti ditte fornitrici di spettacoli.
Precari del comune che, sempre secondo quanto messo a verbale, pur essendo pagati con i soldi dell’ente, sarebbero stati indirizzari a collaborare in comitati elettorali in occasione di consultazioni. C’è poi la dichiarazione circa l’esistenza di doppi protocolli che amministratori avrebbero utilizzato (in accordo col ragioniere Arasi)  per pilotare meglio l’uscita di fondi.
Insomma una gestione totalmente priva di controllo che ha portato il comune sull’orlo del dissesto e che adesso la Procura di Patti proverà a scardinare definitivamente trovando il riscontro alle confessioni sino a questo momento raccolte. In attesa del ciclone Arasi. Il ragioniere, infatti, potrebbe ammettere le sue responsabilità ma trascinare con sé anche altri funzionari ed amministratori.