Brolo, i dipendenti arrestati spiegano e si discolpano

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Una per una, da mattina a sera, al Tribunale di Patti si sono presentate le sei persone finite ai domiciliari nell’operazione sui mutui e gli appalti fantasma al Comune di Brolo. Oltre all’ex sindaco Salvo Messina, che ha respinto ogni addebito chiarendo documenti alla mano, cifre, origine e destinazione degli accrediti contestati a suo carico e quelli per i contributi alle società sportive, di fronte al Gip Ines Rigoli, al Procuratore della Repubblica Rosa Raffa ed al Pm Francesca Bonazinga, hanno parlato anche i dipendenti comunali coinvolti e la figlia del ragioniere Rossella Arasi. La donna ha confermato la versione fornita dal padre nel suo interrogatorio, sugli accrediti per 102 mila euro ricevuti dal Comune. Ha riferito come fossero stipendi per le prestazioni svolte per la Infotirrena, società di riscossione tributi per conto del comune di Brolo, precisando che tra le somme percepite c’erano anche la premialità per i crediti riscossi. Rossella Arasi ha intanto ottenuto una prima attenuazione degli arresti domiciliari. La donna, in stato di gravidanza, può infatti liberamente recarsi presso le strutture sanitarie per le cure mediche necessarie. Di fronte ai giudici ha parlato quindi il dirigente dell’area amministrativa Costantino Maniaci, indagato per la delibera per il mutuo del Palasport. Maniaci ha negato qualunque coinvolgimento nella manomissione della delibera. L’avvocato Mimmo Magistro ha quindi presentato istanza di scarcerazione e contestuale ricorso al tribunale del Riesame. Alle domande degli inquirenti si sono quindi sottoposti Antonella Campo, Santa Caranna e Giuseppina Di Leo, impiegati comunali finiti ai domiciliari poiché nei loro conti gli inquirenti hanno rintracciato accrediti ritenuti ingiustificati provenienti dal Comune. Santa Caranna ha detto di una prassi ormai consolidata da parte del responsabile dell’area finanziaria, quella di corrispondere versamenti sul suo conto per liquidità che poi lei stessa avrebbe prelevato. Soldi che sarebbero serviti per pagamenti da parte del Comune nei confronti dei creditori. La dipendente ha negato in ogni modo di fondi del Comune, così come ha negato l’altra dipendente Giuseppina Di Leo. Quest’ultima ha prodotto anche ricevute e pezze giustificative per le operazioni svolte attraverso la liquidità accreditatale dal Comune e prelevata dal proprio conto.