Milazzo, dopo le Province

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Sono trascorsi ormai due mesi dall’entrata in vigore della legge regionale che istituisce i liberi consorzi e le città metropolitane, ma al di là dei dibattiti, non si è registrata nessuna presa di posizione da parte delle istituzioni. Nel caso di Messina – area che dovrebbe comprendere complessivamente 51 Comuni – anche le varie Amministrazioni sono in stand by. Eppure  settembre – termine ultimo che consente alle 51 municipalità di abbandonare il gruppo e trovarsi un libero consorzio contiguo che la ospiti è dietro la porta. Tra l’altro non sono previsti consorzi che abbiano un numero inferiore a 180 mila abitanti e questo sarà un limite per tutti coloro che abbiano in programma di organizzare un mini provincia fai da te. Per queste ragioni il Comune di Milazzo ha deciso di promuovere un incontro, più tecnico che politico, per valutare nel concreto gli effetti di quella che da molti viene considerata una “rivoluzione delle strategie territoriali di ciascun Comune”. A Palazzo D’Amico – nell’ambito del programma “D’Amicoinformazione” è intervenuto il prof. Michele Limosani, docente di Economia pubblica e prorettore dell’Università di Messina, promotore assieme al collega Josè Gambino, del progetto città metropolitana di Messina.

“Il tema è importante – ha detto introducendo i lavori l’assessore Dario Russo – in quanto con l’abolizione delle Province i centri più rilevanti, che finora avevano fatto riferimento al capoluogo si trovano al centro di accesi dibattiti circa la propria posizione all’interno di un sistema territoriale. Se c’è infatti chi, per accedere a finanziamenti diretti e quindi a una sicurezza economica più concreta, propende per l’inclusione nella città metropolitana di Messina e chi, mosso da spinte autonomistiche, auspica la formazione di un consorzio tra comuni limitrofi. Da qui la necessità di chiarezza”.

Il sindaco Carmelo Pino ha sottolineato che oggi “lo sviluppo locale richiede una dimensione metropolitana; la competizione in Europa è ormai tra territori e non tra singoli comuni. L’Unione Europea incoraggia le politiche comprensoriali, delle città metropolitane e di area vasta in ambito urbano che mettono insieme più Comuni. E poiché le risorse oggi arrivano da Bruxelles è chiaro che occorre ragionare in maniera collegiale per ottenere maggiori servizi (penso alla logistica ed ai trasporti), miglioramenti infrastrutturali, pianificazione sovracomunale dei propri territori in un’ottica di crescita e sviluppo comprensoriale”.

Sulle città metropolitane è entrato nel merito il prof. Limosani. “Il rilancio economico del Paese – ha esordito il docente universitario – sarà necessariamente trainato dalle città metropolitane . L’accordo di programmazione Stato -Regioni siglato dal Ministro Trigilia espressamente prevede l’attribuzione di fondi alle città metropolitane ( si parla di circa 100 milioni di euro per ogni città metropolitana siciliana). Una situazione quindi che lascia già presupporre il ruolo strategico che in futuro ricopriranno le città metropolitane rispetto ai liberi consorzi dei comuni che rischiano di rimanere in un cono d’ombra se non agganciate in modo strutturale alle città metropolitane”. Quanto alle funzioni in attesa che la Regione disciplini le competenze. Limosani ha elencato quelle che a suo avviso potrebbero essere le linee guida per lo sviluppo dei 51 Comuni rientranti nella Città metropolitana: la valorizzazione delle aree montane, il parco dei Peloritani, la riqualificazione dei comuni marinari: la rete dei borghi marinari, quella dei comuni collinari: la rete dei borghi d’arte, quelle delle fiumare , il sistema delle rotte dei saperi e dei sapori, il sistema dei porti di Messina e di Milazzo ed il potenziamento del tessuto connettivo.