Inchiesta “Camelot” , attesa per il riesame

0
19

Sarà una prima decade di Marzo intensa ai fini degli sviluppi dell’inchiesta “Camelot” condotta dalla procura della Repubblica di Patti sulla presunta gestione illecita degli appalti pubblici a Sant’Agata Militello. Nei primi dieci giorni del prossimo mese, infatti, verranno esaminati i ricorsi proposti al tribunale del riesame da parte di alcune delle persone raggiunte da misure cautelari. Il 6 Marzo è fissata l’udienza in merito all’appello proposto dai difensori del principale indagato, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico santagatese Giuseppe Contiguglia, attorno al quale gli inquirenti hanno delineato l’intero sistema di presunta turbativa d’asta al fine di veicolare l’affidamento degli incarichi a professionisti esterni che avrebbero, secondo quanto sostenuto dalla procura, effettuato la progettazione in luogo dell’ufficio. Dopo l’interrogatorio di garanzia, nel quale Contiguglia si era avvalso della facoltà di non rispondere, i legali Giuseppe Mancuso e Massimiliano Fabio, visti anche gli sviluppi che hanno portato alla sospensione lavorativa del funzionario ed anche quella, altrettanto dovuta, dello stesso ordine degli ingeneri, hanno proposto quindi istanza di revoca della misura dei domiciliari. Sempre il 6 Marzo verrà discusso al riesame il ricorso proposto dai legali dell’architetto Carmelo Gambadauro, anch’egli in servizio presso l’ufficio tecnico santagatese e raggiunto dalla misura cautelare del divieto di dimora a Sant’Agata. Ancora da fissare la data della discussione al riesame, invece, per il ricorso proposto dall’avvocato Alfio Pappalardo per l’ingegnere Calogero Silla, anche lui agli arresti domiciliari. L’ingegnere Silla, la cui istanza potrebbe essere discussa al riesame il 10 Marzo, in sede d’interrogatorio di garanzia rispose alle domande del Gip Scolaro, chiarendo la propria posizione e delineando quella che era la distribuzione del lavoro all’interno dell’ufficio tecnico. Nessun ricorso è stato invece proposto per conto del terzo tecnico finito ai domiciliari, l’architetto Antonino Naso, mentre è atteso l’esito dell’appello già avanzato dall’istruttrice amministrativa Maria Grazia Meli Bertolone, raggiunta da obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, la cui posizione risulta comunque marginale nell’inchiesta come mera partecipatrice ai fatti contestati.