La finanziaria regionale cola a picco

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Adesso si discuterà sulla natura politica dei provvedimenti, sul merito delle valutazioni e persino sulla legittimità della figura stessa del commissario dello stato. Opinioni di dissenso, commenti di presunto “assassinio” che sono già rimbalzate dalle stanze della presidenza. L’unico dato certo, però, allo stato attuale, è che ancora una volta sui provvedimenti adottati dalla Regione siciliana è giunta la sonora bocciatura del Commissario dello stato. Il prefetto Carmelo Aronica ha infatti impugnato ben 33 articoli sui 50 che compongono l’ultima finanziaria. Nell’elenco delle bocciature finiscono un po’ tutte le norme, tanto che si fa prima a dire quelle rimaste salve, tra cui le disposizioni per la proroga dei lavoratori precari e i trasferimenti a Comuni e Province e per il settore del trasporto pubblico. Per 16 articoli della manovra, il commissario ha evidenziato come la copertura finanziaria non sia credibile o sufficientemente sicura. Tra i punti forti del documento, saltano i benefici destinati alle coppie di fatto e la riduzione delle royalties per i petrolieri. Cancellata anche la norma che limita i rimborsi chilometrici per i Forestali. Tra le previsioni di spesa contestati dal commissario c’è anche quello del fondo per il contributo per l’autonoma sistemazione degli alluvionati del messinese e gli sfollati di San Fratello. Illegittimo, infatti, sarebbe l’ampliamento della platea dei soggetti destinatari dei benefici in assenza di una preventiva quantificazione dell’onere. Cassata la  norma sui residui passivi e quella su 100 milioni di tagli alla sanità. La regione infatti non potrebbe deciderne la destinazione, già individuata dal testo per l’integrazione dei servizi socio-sanitari. Stop anche alla riforma sulle partecipate ed alle agevolazioni Irap per le nuove imprese. Impugnato anche il comma 10 che destinava 250 mila euro ai lavoratori ex Pirelli di Villafranca. Un vero e proprio stravolgimento della finanziaria , dunque, che come detto, ha già scatenato le ire politiche dei Crocettiani. Nei fatti però, tutte le norme volute dagli assessori e dal presidente sono cadute, il governo è uscito letteralmente con le ossa rotte ma , ciò che più preoccupa, è che davvero adesso la Sicilia rischia il collasso.