Corruzione a Messina, “dietro” gli arresti

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Sono otto le ipotesi di reato contestate ai quattro arrestati ed i sette indagati nell’ambito dell’operazione condotta dalla Polizia di Messina che ha svelato scenari di corruzione e favoritismi legati ad alcune concessioni edilizie e costruzioni di edifici nella città dello stretto. I progetti nel mirino degli inquirenti sono quelli della Hurba Housing a Sperone, della Emmegi srl nella zona di  Sant’Agata, il piano di lottizzazione di Torre Faro e Timpazzi ed ancora, una piscina di una villetta a contrada Guarnacci di Casablanca. L’inchiesta trae origine da un fascicolo contro ignoti che mirava a vagliare le denunce degli ambientalisti, e fu poi suddivisa in diversi tronconi relativi alle varie lottizzazioni e alle diverse “zone rosse”. La procura procedette quindi a tracciare la mappa dei progetti edilizi per i quali si prospettava la violazione delle cosiddette zone a protezione speciale. Da lì partirono indagini, intercettazioni ed un lungo elenco di verbali di commissione che hanno condotto ieri agli arresti di Francesco Curcio, già componente della commissione di valutazione impatto ambientale, Roberta Curcio, la figlia ingegnere, Aurelio Arcoraci, e Giuseppe Bonaccorso. Oltre a Biagio Restuccia, dipendente del Dipartimento Pianificazione Urbanistica del Comune sospeso dalle funzioni, la Procura aveva chiesto la sospensione delle funzioni per altri due funzionari ché nel frattempo hanno lasciato gli uffici. Gli altri indagati sono Luca D’Amico, Luigi Ristagno, Vincenzo Pinnizzotto, Placido Accola, Salvatore Bonaccorso, Antonino Scimone e Massimo Fulci. I tecnici sono coinvolti come componenti della Commissione per la verifica della valutazione di incidenza del Comune di Messina.