Esplosione in casa dei genitori, assolto in appello Edoardo Milio

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Assolto per non aver commesso il fatto. E’ arrivata al termine di una lunga camera di consiglio, protrattasi per oltre quattro ore, la sentenza della Corte di Appello di Messina, presieduta da Attilio Faranda, nei confronti dell’imprenditore Edoardo Milio.
Annullata, quindi, la sentenza di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Patti, con la quale era stata invece inflitta la condanna a 13 anni di reclusione nei confronti dell’imputato, ritenuto responsabile del tentato omicidio aggravato ai danni dei genitori Giorgio Milio ed Elsa Tarpani, nonché della detenzione e porto di esplosivo.
La vicenda, che all’epoca destò molto scalpore, risale alla notte tra il 14 ed il 15 maggio 2006, quando sul davanzale della finestra della villa baronale dei coniugi Milio, ubicata in contrada Due Fiumare, nel territorio di Naso venne piazzato un ordigno che esplose alle 3,20 del mattino, provocando la distruzione di una  inferriata in ferro posizionata alla finestra. L’esplosione fu di notevole portata, e le schegge dell’inferriata furono trovate sparse per un raggio di trenta – quaranta metri dall’abitazione.
La bomba, inoltre, causò ingenti danni sia alla struttura muraria che ai mobili presenti all’interno dell’immobile, oltre al danneggiamento delle vetture parcheggiate all’esterno.
Nell’esplosione la madre di Edoardo Milio riportò ferite alle gambe, mentre il marito rimase miracolosamente illeso.
Le indagini vennero immediatamente indirizzate nei confronti del figlio della coppia, il quale dopo poco tempo venne subito arrestato, a seguito di una ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal GIP del Tribunale di Patti, Onofrio Laudadio, che lo ritenne responsabile dell’attentato. Secondo gli inquirenti, l’attentato era maturato per motivi di rancore verso i genitori per questioni ereditarie. Nel passato di Milio anche una militanza nella Legione Straniera e quindi dimestichezza con gli esplosivi.
Dopo otto mesi ed undici giorni di reclusione, la Corte di Cassazione, però, annullò con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare e con successivo provvedimento del Tribunale del Riesame di Messina, Milio fu rimesso in libertà.
Il giudizio di primo grado si concluse a marzo del 2011, con una sentenza che fece discutere molto per l’assenza di riscontri oggettivi che potessero confermare il coinvolgimento diretto dell’imputato, tenuto conto che non vennero mai trovate tracce dell’esplosivo o testimonianze esterne alla famiglia, né tanto meno attività dirette alla preparazione dell’attentento riconducibili all’imputato.
Il Tribunale di Patti comunque condannò l’uomo a tredici anni reclusione.
Nel giudizio di Appello,è stata accolta la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale avanzata dall’avvocato dell’imputato, Daniele Letizia.
Il Presidente della Corte di Appello, quindi, ha conferito l’incarico al perito Paolo Egidi del Laboratorio Indagini sugli Esplosivi del Servizio di Polizia Scientifica di Roma. La perizia ha spianato la strada ad una sentenza di totale assoluzione, dimostrando l’innocenza dell’imputato.
Edoardo Milio si era sempre difeso affermando di essere vittima di una <<assurda e diabolica macchinazione>> perpetrata nei suoi confronti per estrometterlo definitivamente dalla gestione del patrimonio di famiglia.