Blitz di Lentini, ecco i retroscena sui Mignacca – Video

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Ufficialmente erano ricercati dal 2008 ma già da qualche anno Vincenzino e Calogero Mignacca avevano fiutato l’arrivo delle condanne nei processi in cui erano imputati. Per questo avevano deciso di cambiare aria e quano la mattina del 25 luglio del 2008 nella loro abitazione di Montalbano Elicona arrivarono i Carabinieri sapevano già che non li avrebbero trovati.

Niziò però quel giorno la latitanza vera e propria che per cinque anni ha tenuto in scacco Polizia e Carabinieri. Per interi gruppi delle forze dell’ordine costituiti ad hoc sono stati sino a ieri un vero e proprio rompicapo. I Mignaccca, infatti, nonostante fossero da tempo inquadrati dagli inquirenti come organici alla cosca dei “tortoriciani” e Vincenzino fosse stato già stato descritto da più pentiti come il killer del gruppo, non venivano considerati in grado di garantirsi una latitanza così lunga e ben protetta. Per questo motivo, nel corso degli anni gli investigatori hanno temuto che oltre alla loro pericolosità personale si aggiungesse anche il ben più grave pericolo di un alone di impunità e quindi di “rispetto” tra le nuove leve della malavita messinese.

casolaremignacca
Ed in effetti, negli ultimi anni, militari e poliziotti avevano dovuto ricorrere anche le più svariate voci che li avevano portati a cercarli in Calabria, a battere palmo a palmo l’area dei Nebrodi, ad interfacciarsi con la Romania dove si credeva si fossero nascosti perché uno dei due fratelli aveva rapporti con una donna dell’est europeo od a pensare che fossero stati uccisi. Addirittura, lo scorso anno, in tanti, tra gli inquirenti, davano credito alla voce che Vincenzino fosse stato stroncato da un tumore. Parenti ed amici sono stati pedinati, alcuni familiari intercettati, ma (e questo è l’aspetto che ha colpito di più gli inquirenti) i due non hanno mai avuto contatti con Montalbano.
Qualche anno fa fu scoperto un covo ancora caldo nei dintorni di Randazzo, ancora prima con un blitz impressionante venne circondata contrada Sfaranda a Castell’Umberto a ricerca di un loro nascondiglio ma di loro alcuna traccia. Il pentito di Oliveri, Santo Gullo, ha recentemente raccontato della loro latitanza protetta e degli aiuti prestati dal clan.
Probabilmente hanno girovagato a lungo in questi anni visto che della vecchia cosca di Tortorici sono rimasti pochi esponenti a potergli dare supporto logistico. Ma alla fine sono stati ritrovati una zona che storicamente ha forti legami con i malavitosi dei Nebrodi.
A Lentini esiste una grossa comunità di allevatori con origini di Tortorici. Proprio da quelle parti, infatti, negli anni 80 centinaia di allevatori nebroidei si spostavano per il pascolo. In quella zona, quindi, hanno trovato le coperture giuste trovando rifugio sicuro. L’ultimo è stato quello del casolare in una zona quasi impossibile da raggiungere per chi non conosce perfettamente l’area. Ma da una settimana, ormai, i Carabinieri sapevano che si trovavano in quella casa dove questa mattina alle 8 è scattato il drammatico blitz che ha portato anche all’arresto di due fiancheggiatori.

Nella foto il luogo in cui è avvenuta l’operazione