Precari, stabilizzazione più difficile

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Manifestazione di precari davanti all'Ars

Strada sbarrata agli enti locali, niente proroghe dei contratti se prima non si procede con le stabilizzazioni. Dopo l’ok al Senato dello scorso 9 ottobre, la norma contenuta nel decreto legge Pubblica Amministrazione per la stabilizzazione di quasi 20 mila precari in Sicilia, viene stravolta nel passaggio alla Camera. La prima versione della legge, quella approvata al senato ad inizio ottobre, prevedeva una deroga al patto di stabilità, in pratica i sindaci avrebbero potuto rinnovare, già dal primo gennaio, i contratti di lavoro e superare i limiti di spesa, non considerando i contributi della Regione destinati ai precari. I margini di tempo per la stabilizzazione erano abbastanza larghi. Ma ieri, la commissione Bilancio della Camera ha modificato il testo del decreto. Innanzitutto, i comuni non potranno più considerare extra patto i fondi ricevuti dalla Regione, in secondo luogo, la Regione potrà erogare finanziamenti ai comuni ma solo se contestualmente prevederà altri tagli che rendano sopportabile la spesa. Ma non finisce qui. I sindaci dovranno dichiarare subito che intendono procedere alla stabilizzazione entro un triennio per coprire solo i posti della pianta organica e che vareranno concorsi aperti anche a personale esterno alle amministrazioni. Un duro colpo per la Sicilia e per tutti i precari, quasi 20 mila che solo qualche giorno fa, intravedevano la fine della loro lunga battaglia, per alcuni durata oltre vent’anni, per la tanto attesa stabilizzazione. Le pubbliche amministrazioni in compenso dovranno dare priorità, nelle future assunzioni ai vincitori di vecchi concorsi che non hanno mai ottenuto il posto. Partita persa per la Sicilia e per i suoi amministratori che adesso dovranno vedersela con le proteste che giungeranno numerose da parte dei lavoratori precari.