Fotovoltaico, l’inchiesta di Brindisi raggiunge Terme Vigliatore

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Sono ventiquattro le persone finite sotto inchiesta, fra cui cinque spagnoli, ma anche otto società a responsabilità limitata, tutti citati nell’ordinanza del Tribunale di Brindisi riguardante l’operazione “Black out”, come la rete che vede al centro il fondo d’investimento Global Solar Fund di Javier Ignacio Romero Ledesma, 40enne di Malaga, imprenditore al momento ricercato. In dieci casi sono scattate le ordinanze di custodia cautelare, per illeciti che riguarderebbero la realizzazione di impianti fotovoltaici e la fruizione indebita di contributi pubblici per svariati milioni di euro. Gli altri per i quali è stata eseguita la misura dell’arresto: Gomez Carlos Puyol, madrileno residente a Parma, 52enne; Roberto Saija, 44enne residente a Roma; Domenico Catalfamo, 38enne di Furnari; Antonio Puliafico, 40enne di Barcellona Pozzo di Gotto, Carmine Di Giglio, 46enne residente a Roma; Francesco Coppolino, 31enne di Terme Vigliatore; Gaetano Buglisi, 65enne, anch’egli di Terme Vigliatore; Ettore Zanazzo, 74enne di Imperia; Monjas Aragones Alberto, spagnolo.  Le ordinanze sono state richieste dal procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi e disposte dal gip Paola Liaci. Gli impianti sorgono tutti nel territorio brindisino (Brindisi, Tuturano, Francavilla Fontana e Cellino San Marco). Secondo gli inquirenti (l’indagine è stata condotta insieme da Nucleo di polizia tributaria della finanza di Brindisi, carabinieri del Noe di Lecce e corpo forestale dello Stato), alla base vi sarebbe la costituzione di un’associazione per delinquere allo scopo di realizzare nel territorio intorno al capoluogo messapico ben ventisette parchi fotovoltaici della potenza complessiva di circa 37 Megawatt, per un’estensione di circa 120 ettari ed un valore di 150 milioni di euro. La proprietà, però, sarebbe stata frazionata in modo artificioso, attribuendola a società di comodo per eludere la normativa che sottoponeva all’autorizzazione regionale gli impianti superiori a 1 megawatt. In questo modo, si sarebbe fruito degli incentivi economici previsti dalla legge. L’operazione avrebbe avuto come effetto collaterale, peraltro, la massiccia modificazione della destinazione agricola dei suoli interessati, in violazione della normativa sulla programmazione urbanistica del territorio e sulla tutela dell’ambiente. Contestati i reati  di associazione per delinquere, reati urbanistici e ambientali per aver realizzato gli impianti senza autorizzazione regionale e paesaggistica, reati urbanistici per lottizzazione abusiva, con trasformazione del territorio illecita tramite la stipula di ventuno contratti di locazione dei suoli per una durata ventennale (equivalenti alla durata tecnologica degli impianti).  Disposto anche il sequestro per equivalente, finalizzato alla confisca, delle somme pari ai contributi percepiti (circa 7 milioni di euro). E saranno ovviamente bloccati ulteriori incentivi, non ancora erogati, per l’astronomica cifra di 303 milioni di euro.