Mario Corso incontra i tifosi di Milazzo e Barcellona P.G.

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Un piede sinistro Intercontinentale. Gli argentini dell’Independiente ancora se lo ricordano. Il 23 settembre 1964 segnò la rete del raddoppio nella gara di ritorno a San Siro. Poi, nella bella di Madrid del 26 settembre del 1964, concedette il bis al 110′. I supplementari portarono sulla sponda nerazzurra uno dei trofei più prestigiosi della Grande Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera. Lui, di quella formazione, era il numero 11. Mario Corso, il piede sinistro di Dio, più semplicemente Mariolino incontrerà gli appassionati dei colori nerazzurri di Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto il prossimo 31 maggio alle ore 20. Un’emozione particolare per quanti hanno vissuto le gesta di Mariolino in “tempo reale”, ma anche per chi lo ha conosciuto in vecchi filmati in bianco e nero o nei racconti di zii, nonni, genitori. Appuntamento con l’inventore della “foglia morta” presso la sede di Via Marsala, 10 a Milazzo. La serata prevede una videoproiezione, un rinfresco a la possibilità di foto ed autografi. A seguire, una cena presso una locale trattoria. Un momento unico, un’occasione imperdibile per conoscere un vero fenomeno del calcio italiano, spesso messo in secondo piano dai Ct delle Nazionali. Stranezze del calcio. Mario Corso non ha mai avuto la possibilità di disputare un mondiale. Così come il grande Alfredo Di Stefano, così come i compagni di squadra Sarti, Bedin, Angelillo e capitan Picchi. Quella di Mariolino è una storia semplice. Dall’Audace San Michele alla Grande Inter con uno stipendio di 70 mila lire al mese. Persona umile e di grande disponibilità. Doti che, miste al suo carattere pragmatico e carismatico, ha mantenuto anche da allenatore. Ha allenato anche la sua Inter nella stagione 1985-1986, chiamato dall’allora presidente Ernesto Pellegrini a prendere il posto di Ilario Castagner.