Editoriale: quello che dicono 35 sindaci e quello che commenta chi non li sta a sentire

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Trentacinque sindaci.
Trentacinque territori non omogenei, trentacinque storie personali e politiche diverse. Trentacinque modi di pensare differenti.
Etichettarli tutti come razzisti è offensivo, privo di fondamento e, soprattutto, segno di non aver avuto voglia di starli a sentire.
Quegli amministratori (tra i quali nessuno può negare che vi siano anche persone che sono a prescindere contro l’accoglienza) dicono qualcosa di diverso, lo hanno messo per iscritto, e su quello bisogna confrontarsi.
Hanno messo nero su bianco di essere assolutamente disponibili a rispettare l’accordo sottoscritto tramite Anci che prevede la ripartizione di 2,5 migranti ogni 1000 abitanti. Hanno detto di volersi incontrare col Prefetto per avviare gli Sprar ed hanno aggiunto, però, di voler essere coinvolti nella rete di accoglienza e di gestire anche loro i progetti di integrazione. Altro che barricate contro i migranti.
I sindaci, che rispondono a territori in cui c’è una fetta di popolazione crescente che ormai fomenta un vergognoso odio razziale sui social e nelle piazze, vogliono però non essere lasciati ad affrontare l’accoglienza dopo che tutto è già stato deciso tra cooperative e prefetture (o assessorati regionali).
E’ ormai chiaro che dietro l’emergenza c’è ormai una rete professionale che individua vecchie strutture ricettive incapaci di stare sul mercato turistico, per riconvertile. Una rete che in poche ore porta un generatore elettrico in un hotel privo di corrente (altro che il sindaco taglia la luce) o fa giungere da un altro centro da accoglienza distante una trentina di chilometri il cibo.
Una rete che sa di non poter tenere, perché mancano alcuni requisiti di sicurezza, 50 persone e che quindi si mette alla ricerca di letti per trasferire 25 migranti (come pacchi postali) in un altro comune.
E’ di questo che vogliono parlare i sindaci. E’ a questo che si sono opposti e che voglio cambiare facendo loro da cuscinetto con programmi di inserimento e mediazione con i cittadini.
Non sono fieri della opportunistica solidarietà di Salvini, ma non vogliono che sulla loro pelle passino scelte concordate con società che fanno riferimento persino a politici che si dicono “salviniani” nella nostra Isola.
Ed allora è intollerabile che alcuni giornali, davanti ad un pc in redazione, li tirino per la giacchetta a seconda delle convenienze politiche.
E’ scandaloso che qualcuno, affidandosi a notizie raccattate al telefono, racconti il percorso politico passato di un sindaco per screditarlo o che accomuni 35 primi cittadini come razzisti o antiimmigrati. E’ scandaloso leggere prese di posizione di chi non va oltre un post su Facebook (davanti all’albergo non si è vista nessuna associazione, partito gruppi della società civile a favore dell’accoglienza, portare solidarietà a quei ragazzi che assistono a ciò che gli accade intorno).
Così come è inconcepibile che alcuni giornali legati alla “destra” esaltino tagli di luce o di acqua che non ci sono mai stati.
C’è un problema di metodo, e non poterlo discutere perché esistono dogmi secondo cui “o sei pro o sei contro” non aiuterà a superarli facendo esplodere rabbia e protesta.