L’attentato ad Antoci nelle intercettazioni dei boss

0
8065

L’attentato ai danni del Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, dello scorso 18 Maggio, al centro delle attenzioni e delle conversazioni tra i boss della mafia siciliana. A rivelarlo è il settimanale “L’Espresso” che, nell’edizione del 19 Marzo, pubblica un pezzo a firma di Francesco Viviano in cui si riferisce di dialoghi intercettati nei quali esponenti dei clan nebroidei parlano proprio di quanto accaduto nei boschi tra San Fratello e Cesarò. “Cu fu?” , chi è stato? Questo l’interrogativo posto tra loro dagli stessi mafiosi, evidentemente infastiditi dal clamore mediatico e dalle attenzioni che un episodio di tale portata avrebbe attirato sul territorio. Secondo quanto riportato da “L’Espresso”, l’intercettazione si riferirebbe a pochi giorni dopo l’attentato. “Noi non siamo stati”, riferisce un interlocutore. “Potrebbero essere stati i catanesi”, chiede un altro. “Ce l’avrebbero detto – ribatte l’altro – ci avrebbero quantomeno avvertiti per evitarci guai”. Tra le righe delle intercettazioni si evidenzierebbe dunque non solo il profondo malessere  della criminalità per l’incisiva azione sul territorio dei Nebrodi, alimentata dal protocollo di legalità e quant’altro, ma anche la smania della mafia stessa di individuare chi quella notte ha premuto il grilletto contro l’auto blindata di Antoci, salvato dal provvidenziale lavoro degli uomini di scorta e quindi dall’arrivo dell’auto con a bordo il vice questore aggiunto Daniele Manganaro.  Ed è proprio in riferimento a Manganaro che “L’Espresso” cita alcuni dossier anonimi che sarebbero stati presentati in procura a Patti, Messina e Termini Imerese. Documenti nei quali si parlerebbe di presunte vicinanze dello stesso poliziotto ad esponenti politici, tra cui il Senatore Lumia. “Attraverso i miei legali chiederò l’accesso agli atti e la verifica di quanto viene riportato dalla stampa, per tutelarmi eventualmente nelle sedi opportune”, si limita a commentare il dirigente del commissariato santagatese . “e’ evidente che la nostra azione forte di legalità sul territorio abbia creato fastidio ai clan  – dichiara invece Giuseppe Antoci –. Non conosco  provenienza e attendibilità delle intercettazioni riportate dall’Espresso – prosegue Antoci –. Quel che è certo è che i risultati concreti, con le operazioni della magistratura e delle forze di polizia continuano a darci ragione. Tutto il resto, comprese le valutazioni sugli anonimi di cui, per abitudine diffido sempre, lo lascio al giudizio degli inquirenti verso i quali nutro profonda fiducia, stima e gratitudine, come nutro riconoscenza nei confronti delle forze di Polizia, in particolare del vice questore Manganaro, il cui lavoro suo e dei suoi uomini, ha consentito di far finalmente luce su ampi aspetti bui della criminalità che per decenni ha controllato il territorio dei Nebrodi, su tutte le ormai note vicende degli abigeati, della macellazione clandestina e della gestione illecita dei contributi”. europei. Appare chiaro che ai cittadini onesti tutto ciò fa piacere ad altri, invece, toglie il sonno e fa attivare il tipico modello mafioso del mascariamento attraverso i soliti dossieraggi a cui la Sicilia purtroppo è abituata come del resto l’esperienza di Giovanni  Falcone ci insegna.”