Ferrari taroccate, reati in prescrizione

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La corte d’appello di Messina, riformando la sentenza di primo grado, ha disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per Antonino Torre, di Terme Vigliatore e Giovanni Porcino, di Barcellona; il 12 ottobre 2011, il tribunale di Barcellona li aveva condannati, il primo a sei mesi di reclusione ed il secondo ad un anno ed un mese di reclusione. Erano stati riconosciuti colpevoli di contraffazione e ricettazione, reati contestati dall’ex sostituto procuratore della repubblica di Barcellona – oggi alla procura di Messina – Francesco Massara. Secondo l’accusa, Porcino avrebbe acquistato, detenuto e contraffatto un’auto che riproduceva il modello industriale “Ferrari F 355” berlinetta, mentre Torre avrebbe semplicemente acquistato e fatto uso di quell’auto, che poi fu sottoposta a sequestro. Le indagini scattarono su scala nazionale nel 2007, quando la guardia di finanza accertò presso il ministero dei trasporti l’avvenuta immatricolazione in Italia, con provenienza dalla Germania, di ventisette autovetture “Pontiac Fiero”, che furono modificate con kit di trasformazione tipo “Ferrari” e ritenute, dalla società “Ferrari Spa” di Maranello, frutto di contraffazione del marchio. Porcino, difeso dall’avvocato, Pinuccio Calabrò e Torre, difeso dall’avvocato, Francesco Puliafito, si sono sempre professati totalmente estranei ai fatti contestati. In particolare Torre ha sempre sostenuto la sua assoluta estraneità e buona fede; aveva semplicemente acquistato presso l’autosalone autorizzato del Porcino un’autovettura dotata di tutte le certificazioni amministrative, previste dalla legislazione tedesca, per la legittima circolazione del veicolo. Non solo, ma nei documenti era specificato peraltro in modo chiaro ed inequivocabile le modifiche apportate alla carrozzeria, regolarmente annotate nella carta di circolazione. Dopo la condanna in primo grado, dunque, in appello è stata disposta la prescrizione e fra sessanta giorni si conosceranno nel dettaglio le motivazioni della sentenza; la corte d’appello di Messina, nel frattempo, ha disposto già col suo dispositivo il dissequestro e l’immediata restituzione dell’autovettura ad Antonino Torre, rimuovendo però i segni identificativi del marchio “Ferrari” e verificando preventivamente i requisiti per l’immatricolazione del mezzo e la circolazione del veicolo in Italia.

Morosito