I voti all’Ars in cambio di denaro, assunzioni e contributi (video)

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Offerte di denaro, promesse di assunzioni, incarichi e contributi, e persino derrate alimentari dirottate tra quelle raccolte per i bisognosi. Il tutto in cambio dell’appoggio elettorale e del relativo, consistente, pacchetto di voti. L’operazione “Agorà”, condotta dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha mirato al bersaglio grosso ed ha portato questa mattina all’arresto di cinque persone, tra cui due deputati in carica all’assemblea regionale. Si tratta di Nino Dina, del Udc, presidente della commissione bilancio dell’Ars, e Roberto Clemente di Pid – Cantiere popolare. Insieme a loro, ai domiciliari sono finiti l’ex deputato di Grande Sud, Franco Mineo, Giuseppe Bevilacqua già candidato al comune di Palermo e Leonardo Gambino, finanziere accusato di corruzione.

Nino Dina

A carico dei quattro politici, la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha ipotizzato i reati di scambio elettorale politico mafioso, corruzione elettorale, peculato, malversazione ai danni dello stato, ed usura.
Nel mirino le elezioni di maggio ed ottobre 2012 per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo e dell’Assemblea Regionale. Figura cardine dell’inchiesta Giuseppe Bevilacqua, a stretto contatto con esponenti del mandamento mafioso di “Tommaso Natale”. Bevilacqua, candidato nel 2012 al consiglio comunale per “Cantiere Popolare”,  scambiò l’appoggio elettorale di alcuni esponenti storici delle famiglie mafiose con promesse di posti di lavoro e benefici economici. Nella partita di giro finirono addirittura prodotti alimentari destinati ai bisognosi, gestiti dalla segreteria nell’ambito della raccolta del “Banco delle Opere di Carità” e quindi destinati illecitamente ai propri sostenitori. Bevilacqua rimase comunque fuori dal consiglio, primo dei non eletti con 1.114 voti ed allacciò quindi i contatti con l’attuale deputato regionale, collega di partito, Roberto Clemente, eletto alle comunali. Bevilacqua ottiene da Clemente, in cambio del suo pacchetto di voti, l’impegno a dimettersi dal consiglio comunale in caso di elezione all’Ars.

Roberto Clemente

Un accordo che però saltò nonostante l’elezione di Clemente a Palazzo dei Normanni. In occasione delle stese elezioni regionali,  Bevilacqua prese contatti anche con Nino Dina e Francesco Mineo, entrambi in corsa per la rielezione. Anche a loro Bevilacqua offrì il suo consistente bacino elettorale strappando a Dina promesse di denaro e di attribuzione di incarichi presso enti pubblici. Mineo, che non fu rieletto, promise invece l’erogazione di un finanziamento di 20 mila euro a favore di un’associazione riconducibile ad un familiare di Bevilacqua. L’inchiesta, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi vede indagate in tutto 28 persone.

Morosito