Operazione Campus, arrivano le condanne ma cade la tesi dei rapporti mafia – politica

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E’ stata emessa questa sera dalla prima sezione del Tribunale di Messina, presidente Massimiliano Micali, a latere Maria Pina Scolaro e Eugenio Fiorentino, la sentenza del processo scaturito dall’operazione Campus. Nonostante alcune condanne significative, i giudici hanno smontato la parte dell’impianto accusatorio basata su presunte vicende di compravendita di voti e rapporti tra politica e malavita.
Antonino Domenico Montagnese, infatti, è stato condannato a 10 e mezzo e 13 mila euro di multa, ma solo per aspetti relativi a fatti di usura avvenuti a Messina. L’accusa aveva chiesto oltre 17 anni. Cinque anni sono stati inflitti a Massimo Pannaci.
A 3 anni ed 8 mesi, invece, è stato condannato Salvatore D’Arrigo, mentre Marcello Caratozzolo si è visti inflitti due anni ed 8 mesi.
Infine  un anno di reclusione, pena sospesa è stata la condanna per Alessandra Taglieri mentre un anno e 4 mesi (pena sospesa) sono andati a Santo Galati Rando, di Tortorici, all’epoca consigliere provinciale che finì ai domiciliari per questa inchiesta. Il suo, nome, infatti fu quello che fece scalpore perché avrebbe evidenziato i rapporti tra mafia e politica in provincia. Galati Rando, è stato condannato solo per uno dei capi di imputazione tra quelli contestati.
L’ordinanza, in effetti, era già stata ridimensionata dopo il blitz, da parte del tribunale della libertà. In pratica, come evidenziò all’epoca l’avvocato Decimo Lo Presti, che difende il politico di Tortorici,  il consigliere Santo Galati Rando non sarebbe nemmeno stato arrestato alla luce della contestazione rimasta e per la quale è stato preannunciato appello.