Favorirono la latitanza dei Mignacca, due condanne in appello

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E’ arrivata nella serata di ieri la sentenza della seconda sezione penale della Corte di Appello di Catania che ha riformato la sentenza nei confronti di 4 imputati di favoreggiamento della latitanza dei fratelli Mignacca di Montalbano Elicona. I giudici hanno inflitto 8 mesi, pena sospesa, a Franco Incardona e 2 anni e 8 mesi per Sebastiano Galati Sansone, che in primo grado aveva rimediato 4 anni di reclusione. Assolti, invece Sebastiano Tilenni Scaglione e Paolo Caniglia ( in primo grado erano stati condannati , con il rito abbreviato, a 2 anni e 4 mesi).
I quattro erano stati arrestati nel febbraio del 2013, in occasione del tragico blitz che portò all’arresto di Calogero Mignacca, esponente di spicco della mafia dei Nebrodi, rifugiatosi in un casolare di Lentini. In quell’occasione, il fratello Vincenzino, si tolse la vita con un colpo di pistola alla tempia prima che i carabinieri potessero ammanettarlo.
Nel casolare, i nuclei speciali dei Carabinieri trovarono un vero e proprio arsenale fatto di pistole e mitragliatrici . Nel novembre 2013 fu Sebastiano Galati Sansone che, inconsapevolmente, attraverso una microspia piazzata sulla sua auto, portò gli investigatori al covo dei due fratelli da 5 anni sfuggiti alla cattura.
Per l’accusa, Sebastiano Tilenni Scaglione era il vivandiere dei Mignacca, come Franco Incardona. Giuseppe Caniglia, di Lentini, fu accusato perchè figlio del proprietario del fondo in cui si nascondevano i due latitanti, sfuggiti ad una condanna all’ergastolo inflitta nell’ambito del processo antimafia “Romanza-Icaro”.
Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Franco Troia e Santi Terranova per Incardona, Nino Cacìa per Tilenni Scaglione, Arduino La Porta per Caniglia e Fabio D’Amore per Galati Sansone.