Crolli e polemiche. La Sicilia a picco

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E’ sempre la stessa storia. Un po’ come diceva il vecchio adagio secondo cui la stalla viene chiusa sempre un attimo dopo che i buoi sono scappati. E così adesso che l’ennesimo fenomeno di dissesto idrogeologico ha rimesso a nudo il territorio siciliano in tutta la sua fragilità,  ecco li che tutti sono pronti a prendere posizione, a dire la propria disconoscendo responsabilità, addossando colpe e additando qualcun altro. Sull’incredibile crollo del pilone della A19 a Tremonzelli, dopo gli altrettanti incresciosi crolli, l’ultimi clamoroso quello sulla Palermo Agrigento dello scorso Natale,  il valzer delle accuse, e più spesso delle dichiarazioni fantasiose è già cominciato. Si va dall’assessore regionale Giovanni Pizzo, “le nostre montagne stanno crollando, colpa del cambiamento climatico”, al presidente Crocetta, che ovviamente, dichiara, “Il mio governo non c’entra, la colpa è di Roma”. C’è poi il capo dell’Anas regionale Salvatore Tonti, e l’ingegnere Calogero Foti, capo della protezione civile, che ci informa della sua “forte preoccupazione”. Viene da chiedersi dove siano stati tutti costoro in questi anni, se è vero come è vero che, come affermato dal capo della task force di Palazzo Chigi, quel versante poteva essere messo in sicurezza, e Anas e Regione potevano e dovevano intervenire”. Nella ridda di voci incontrollate c’è almeno un parere autorevole. E’ quello del  presidente dei geologi di Sicilia Giuseppe Collura a capo di un ordine professionale che da anni lancia allarmi inascoltati. “Tra il 2000 ed il 2014 in Sicilia siano stati registrati poco meno di 80 eventi catastrofici che hanno causato 3,3 miliardi di euro di danni e 58 vittime – afferma Collura –. Il denominatore comune rimane la non corretta gestione del territorio. La storia si ripeterà fino a quando i geologi non verranno considerati una preziosa risorsa per il nostro Paese”. Tornando alla cronaca più stretta, la Sicilia è di fatto spaccata a metà e non si sa esattamente per quanto tempo lo rimarrà. L’unica soluzione percorribile, infatti, sembra essere la demolizione e la ricostruzione del pilone. Lavori che potrebbero durare anni.  In attesa degli esiti dei tavoli tecnici, l’Anas ha confermato i percorsi alternativi già individuati. Per i mezzi pesanti sopra le 3,5 t, da Palermo l’immissione A20 a Buonfornello fino a Messina quindi per Catania e viceversa. Per gli altri mezzi uscita a Scillato, verso Catania, e rientrare a Tremonzelli e viceversa. Stesso  percorso anche per i mezzi pubblici e di emergenza.