Patti, prima sentenza per reati tenui

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E’ uno dei primi casi in Italia nei quali trova applicazione la nuova normativa che depenalizza i reati meno gravi. Al Tribunale di Patti, il Giudice Monocratico Pina Lazzara, in atto facente funzioni di Presidente, a distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore della nuova normativa sulla non punibilità dei fatti penali di particolare tenuità, ha emesso la prima sentenza che applica la norma più favorevole all’imputato. Il caso riguarda un sessantenne operaio di Acquedolci, Carmelo Reitano, il quale doveva rispondere del reato di falso per avere rappresentato al Giudice, al fine di ottenere il patrocinio a spese dello Stato, una situazione diversa da quella reale. In realtà, però, la somma dichiarata dal Reitano risultava addirittura maggiore rispetto a quella accertata dalla Guardia di Finanza ed il falso, secondo l’accusa, consisteva nel non avere distinto l’ammontare del reddito di ciascun familiare e di non avere indicato il reddito dominicale delle proprietà immobiliari di ciascun componente il nucleo familiare. La crisi economica che attanaglia soprattutto il meridione d’Italia ha visto crescere in maniera esponenziale il ricorso all’istituto del “gratuito patrocinio” e conseguentemente processi di questo tipo sono ormai molto frequenti ed i Giudici penali sono quotidianamente chiamati a giudicare imputati accusati di falso. Il Pubblico Ministero, pur ritenendo Reitano responsabile del reato che gli era stato addebitato, ne ha chiesto la condanna alla pena di mesi otto di reclusione.
mancuso-avv-pippoIl difensore, Giuseppe Mancuso, ha chiesto che venisse applicata la nuova normativa che consente al Magistrato di non considerare punibile il fatto perché ritenuto di particolare tenuità. Tesi condivisa dal Giudice. Si tratta quindi di uno dei primi casi di applicazione di questa norma entrata in vigore lo scorso due aprile e sarà interessante leggere la motivazione della sentenza in quanto  potrebbe fare da apripista a provvedimenti che permettano di eliminare processi spesso inutili che ingolfano gli uffici giudiziari penali e costringono magistrati inquirenti e giudicanti  ad occuparsi di questioni, per l’appunto, di particolare tenuità