I Nebrodi e il blues, quel legame impresso da Lomax

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Era il luglio del 1954 quando un bizzarro americano arriva in Italia con l’intento di fissare su nastro magnetico la straordinaria varietà e bellezza delle musiche della tradizione popolare. Il suo nome è Alan Lomax, ad oggi uno degli etnomusicologi più importanti al mondo. Lo studioso dopo aver girato il mondo raccogliendo e documentando i paesaggi sonori e le tradizioni dei popoli dalla Spagna all’America con l’intenzione di campionarle nella produzione di una collana discografica dedicata alle musiche folk del mondo, approda in Italia e la attraversa, da nord a sud, armato di magnetofono e macchina fotografica, al fianco del collega Diego Carpitella. E’ l’estate del ‘54, quando Lomax sbarca in Sicilia e ne resta folgorato. Davanti ai suoi occhi appare una terra segnata dalle ingiustizie della guerra, dalla fame e dal bisogno di riscatto che si evince dai volti dei contadini che, immortalati negli scatti di Lomax, appaiono segnati dalla fatica e dalla sofferenza. Così come anni prima Lomax aveva attraversato il Sud degli Stati Uniti, risalendo il Mississippi, alla ricerca delle origini del blues, in quella calda estate fece lo stesso in Sicilia, attraversando la regione da nord a sud, passando per l’entroterra. In questo giro per la terra sicula salta all’occhio una unica tappa nella provincia di Messina, quella nel comune di Mirto, dove Lomax arrivò il 23 luglio. Qui, Lomax rimane affascinato dai canti e dalle tradizioni. Così, come sua abitudine, passeggiando per il borgo comincia a reclutare abitanti del luogo che cantassero per lui. Riunitisi nel giardino botanico di Palazzo Cupani, Lomax ascoltò e scelse tre canti popolari: “A la ruggiera”, un canto che accompagnava i contadini nella raccolta dei limoni, scandendone il ritmo del lavoro, una “Tarantella” e un canto sacro “A Passioni” che gli abitanti di Mirto usavano intonare nel periodo della Settimana Santa di Pasqua per accompagnare la confraternita del luogo nella processione. Ascoltando le voci e la musica di quei contadini, l’etnomusicologo affermò “e cantarono per me la più commovente canzone che io avessi mai sentito in tutta Italia, una canzone che mi ricordò l’infinita pena dei neri del Mississippi e del Texas”. Appare allora evidente ad Alan Lomax che i canti di lavoro, di sfruttamento e sofferenza, contengono la medesima rabbia e forza in qualsiasi parte del mondo vengano cantati. Tutti e tre questi brani, così come le produzioni  musicali raccolte in Sicilia, vennero inserite da Lomax nella sua ricerca “The Alan Lomax Collection. Italia Treasury. Sicily”. Ad oggi purtroppo il passaggio di Lomax in provincia di Messina è stato dimenticato, non fosse che per un gruppo di “dissidenti” che dal 1992 porta avanti un’associazione dal nome “Cross Road” che si occupa di divulgare la musica e la cultura blues in Sicilia. E’ a questa associazione che si deve la nascita di uno dei più longevi Festival del Blues italiani, il “Capo d’Orlando Blues” che quest’anno raggiungerà le 23 edizioni ricordando proprio il passaggio di Alan Lomax nelle nostre terre per immortalarne l’eredità.
di Chiara Lazzaro

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