Patti, sotto sequestro il depuratore. Ci sono 10 indagati

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Morosito

Dopo quelli di Piraino, Capo d’Orlando, Caronia, Gioiosa Marea, Oliveri tocca anche al depuratore di Patti finire del mirino della procura che indaga su reati ambientali e la gestione degli impianti di depurazione della costa tirrenica. La Polizia di Patti insieme al personale della Guardia Costiera di Patti Marina hanno eseguito un’articolata ordinanza di sequestro, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti  Eugenio Aliquò su richiesta del Sostituto Procuratore Rosanna Casabona. Sigili sono stati apposti al depuratore comunale di Patti e a tre automezzi di una ditta specializzata di Capo d’Orlando, concessionaria del servizio di prelievo e smaltimento dei reflui della rete fognaria di Patti. Complessivamente sono 10 le persone indagate. L’inchiesta parte nel 2013 quando, attraverso l’analisi di alcuni  campioni di reflui in uscita dal depuratore, la polizia giudiziaria insieme al personale specializzato dell’ARPA, aveva accertato il netto superamento dei limiti batteriologici e chimici consentiti, indice dell’inefficace processo di depurazione dell’impianto che scarica in mare attraverso una condotta sottomarina ad oltre 40 metri di profondità. L’indagine aveva potuto comprendere le cause del malfunzionamento, riconducibili, si legge nel provvedimento, a precise condotte omissive degli amministratori del comune di Patti (i Sindaci susseguitisi nel periodo tra il 2011 ed il 2014, un assessore e responsabili dell’Ufficio Tecnico competente). Nell’ordinanza di sequestro si legge che i responsabili comunali, tralasciando di assolvere gli obblighi contrattuali e normativi in materia e disattendendo le esplicite richieste e diffide rivolte loro dalle ditte private concessionarie della gestione dell’impianto comunale, hanno impedito il corretto svolgimento del ciclo di depurazione e consentito lo scarico in mare di liquidi destinati a compromettere la salubrità delle acque marine e la salute delle persone che con esse vengono ordinariamente a contatto. Nelle stesse indagini, è emersa la ricorrente prassi della ditta incaricata del servizio di stasatura e pulizia della rete fognaria di smaltire i rifiuti liquidi raccolti immettendoli nell’impianto di depurazione comunale, peraltro privo di autorizzazione, ovvero sversandoli dentro un pozzetto della stessa condotta fognaria.