Il tribunale del Riesame ridimensiona la presunta compravendita di un bambino

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Bisognerà attendere le motivazioni, previste per fine settimana, ma rischiano di sgretolarsi le accuse della Dda nei confronti degli indagati sulla presunta compravendita di un bambino romeno di 8 anni che, in cambio di trentamila euro, sarebbe dovuto passare, aggirando i normali criteri di adozione, ad una coppia di Sfaranda di Castell’Umberto.
A smontare l’accusa è il tribunale del Riesame che ha concesso gli arresti domiciliari a Franco Galati Rando, di Tortorici, difeso dall’avvocato Decimo Lo Presti. Galati Rando dovrà indossare il braccialetto elettronico. Domiciliari decisi anche per Vito Calianno, di Fasano mentre il giudice ha deciso l’annullamento dell’ordinanza a carico del fratello del bambino, che quindi torna in libertà.
Nel provvedimento del Riesame, però, fa notizia la nuova formulazione del reato contestato originariamente, la riduzione in schiavitù, in un tentativo di “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”. In pratica si passa da una accusa gravissima ad un reato molto più blando che mina le fondamenta dell’inchiesta. Su queste basi, infatti, presto partiranno anche gli altri ricorsi al Riesame di tutti gli altri indagati che si trovano in carcere.
Per quanto riguarda, invece, la tranche in cui è competente la procura di Patti (titolare il sostituto procuratore Francesca Bonanzinga), il Tribunale del Riesame si riunirà il 26 marzo per esaminare i ricorsi presentati dall’avvocato Carmelo Scillia per Aldo Galati Rando, di Tortorici e Alessandro Pruiti Ciarello per conto di Vincenzo Nibali, di Castell’Umberto e della coppia di coniugi di Sfaranda coinvolti nella vicenda

Morosito